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Monti: non sarò premier nel 2013

Non è destinato a chiudersi con la sua risposta di ieri, anche se secca, il tema se Mario Monti resterà o no al Governo dopo le elezioni del 2013. Certo, lui lo esclude e con molta nettezza, ma le grandi manovre per tenere l’attuale premier come “riserva” della Repubblica sono cominciate. E in qualche modo potrebbe averle alimentate anche lui che, dopo il suo «no» al bis, parla del suo futuro parlamentare di senatore a vita che lo aspetta. Si sa, con quella nomina è cominciata la sua carriera istituzionale e, sempre per quella stessa strada, potrebbe perfino continuare. Si vedrà. Intanto lui ieri a Bruxelles, al termine dell’Ecofin, rispondeva alla fatidica domanda: resterà o no dopo il 2013? «Escludo di considerare una esperienza di governo che vada oltre la scadenza delle prossime elezioni. Naturalmente sono e resterò anche dopo di allora, membro del Parlamento in quanto senatore a vita». Ecco, se nella prima parte si ritrova il “classico” Monti con tutta la formalità delle sue risposte, è la seconda parte che alimenta il ronzìo del Transatlantico. Sarà ancora premier o invece il prossimo capo dello Stato?
Su questa domanda si ferma la politica italiana e non solo per il gusto del retroscena ma perché Monti è diventato il “garante” di una linea politica dell’Italia in Europa e nelle cancellerie internazionali, una linea che si regge sulla sua persona. Di questo è consapevole lo stesso Monti ma anche il capo dello Stato che infatti ieri si diceva convinto che i partiti sono «determinati» a proseguire le politiche montiane. Ma la convinzione sta contagiando la politica, a cominciare dal Pd che con un gruppo di 15 deputati (quasi tutti dell’area Modem) esce alla scoperto e pone la questione sul tavolo in modo trasparente. A spiegare l’iniziativa è Paolo Gentiloni, ex ministro del Governo Prodi: «Penso che l’Italia avrà bisogno dopo il 2013 di Monti, vedremo in quali funzioni e prendiamo atto delle sue dichiarazioni. Deve però essere certa una cosa: al di là delle decisioni personali, il percorso avviato negli ultimi mesi non può essere fermato». Ecco, è soprattutto il percorso di scelte politiche che una parte del Pd vuole “blindare” temendo possa prevalere la linea più a sinistra di Stefano Fassina e – un domani – l’asse con Vendola. Il problema nel Pd si porrà già con le primarie: chi sarà il garante della continuità con Monti? Pierluigi Bersani o Matteo Renzi? O spunterà un terzo nome?
Naturalmente la reazione del segretario Bersani è stizzita rispetto alla lettera anche se la risposta è ineccepibile: «Penso che l’Italia abbia diritto di essere una democrazia come le altre: un centrodestra che si confronta con il centrosinistra e il centro decide con chi stare. Questo è lo schema democratico e io non ci rinuncio». Dunque, il leader Pd blocca chi sta tentando le “grandi manovre” sul premier e il messaggio è anche per D’Alema che per primo ha considerato Monti «coerente» con le politiche dell’attuale centro-sinistra europeo. L’aut aut è pure per Casini quando gli chiede di scegliere ma sa che tutto dipenderà dalla legge elettorale. E una riforma proporzionale favorisce una larga coalizione e una ri-candidatura di Monti nel 2013.
La riunione di ieri notte di Silvio Berlusconi con i vertici Pdl sulla legge elettorale (vedi articolo in basso) include – quindi – una scelta anche su un eventuale Monti-bis. Nel pomeriggio il partito di Alfano era spaccato tra chi ricandidava Berlusconi e chi – come l’ex ministro Gelmini – teneva aperte le opzioni. «Un governo di larghe intese nasce per volontà degli elettori». Vero. Ma in base alla legge elettorale scelta dai partiti.

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