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Monti: nel 2013 niente bis di governo

ROMA — Monti non pensa a un Monti-bis nel 2013. Il Professore si chiama fuori: «Ho sempre escluso ed escludo anche oggi di considerare un’esperienza di governo che vada oltre la scadenza naturale del governo che ho l’onore di presiedere». A conclusione dell’Ecofin, a Bruxelles, le parole del premier sgombrano la partita politica dalle voci che si rincorrono ormai da settimane e che vorrebbero il Professore di nuovo in sella, alla guida del governo che verrà. Dopo il responso delle urne, «resterò membro del Parlamento come senatore a vita», chiarisce Monti.
D’altra parte l’ipotesi di larghe intese è sempre sul tappeto e l’idea di un Monti-bis attraversa gli schieramenti. Ha creato molti malumori: il Pdl aveva avvertito il premier di non farsi tirare per la giacchetta dai partiti, l’Udc di Casini in testa, nel nome della “continuità”. Il rischio? La caduta del governo.
Ma la continuità «nelle politiche del rigore» è auspicata dal presidente della Repubblica, Napolitano. Si muove, il capo dello Stato, su un crinale molto delicato, e lo sa bene. Il suo è un appello ai partiti e al loro senso di responsabilità nella crisi che il paese sta cercando di superare: «Sono convinto che i principali partiti siano determinati a dare anche dopo il 2013 uno sviluppo alle politiche anti-crisi». Se maggioranze,
coalizioni e leadership le scelgono, com’è ovvio, i cittadini, tuttavia la tela fin qui faticosamente tessuta da Monti sulle politiche economiche non sarà strappata. Quindi, le scelte di «maggiore integrazione europea, di liberazione dal peso soffocante dello stock del debito e la crescita» saranno rispettate – ne è sicuro Napolitano – anche nel dopo-Monti. Con una crisi economica che non si placa, non sono pensabili irresponsabilità. Però neppure un crampo della democrazia: è questa la presa di posizione di Bersani. Il leader del Pd non apprezza chi, nel suo stesso partito, è filo Monti a oltranza e sponsorizza larghe intese. «Io penso che l’Italia abbia diritto a essere una democrazia come le altre – è l’altolà del segretario – un centrodestra che si confronta con il centrosinistra, e il centro decide con chi stare. Questo è lo schema democratico, e io non rinuncerò mai a che l’Italia sia una democrazia che respira a pieni polmoni». E quindi esclude l’ipotesi di un Montibis. Anche l’uscita di alcuni democratici – tra cui Follini, Ichino, Ranieri, che hanno chiesto di rispettare «l’agenda Monti nel 2013» – irrita Bersani: «Non mi occupo di problemi metafisici; io penso ai problemi sul tappeto » taglia corto. Ma i democratici filo-Monti non si arrendono. D’altra parte, l’assemblea nazionale del Pd sabato sarà l’occasione per affrontare la questione. All’ordine del giorno della riunione del Pd c’è la legge elettorale, ma la partita politica riguarda le alleanze. Nell’altro fronte, nel Pdl, gli ex An sono sulle barricate contro un Montibis. Mentre Berlusconi pare non bocciare a priori un governo di emergenza affidato ancora al Professore.
«Monti? Sfortunatamente è di Varese…», ironizza l’ex segretario della Lega, Bossi. Discontinuità, e ancora discontinuità, è la parola d’ordine per Vendola e per Di Pietro. Le opposizioni giudicano «un fallimento» le politiche fin qui adottate dal governo. «Deve essere chiaro che il progetto di Monti è fallito – attacca Di Pietro – nessuna delle misure messe in cantiere porta benefici all’economia italiana». E via ad elencare, spread e coefficienti negativi. Vendola, il leader di Sel chiede al Pd di decidersi e denuncia: «Monti non liquiderà la nostra democrazia, l’Italia ha bisogno della democrazia anche per ritrovare la strada della salvezza economica ».

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