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Monti: misure brutali, evitata la catastrofe

Inevitabilmente brutali. Lo ammette. «Non abbiamo certo usato il bisturi fine». Ma non c’erano alternative, se si considera che «avevamo davanti il rischio di una catastrofe». E invece ora, anche se la crisi ancora morde e incombe, «siamo riusciti ad evitare l’abisso». E non c’è da stupirsi se non si vedono segnali di crescita, «è normale», anche se ciò non significa che il governo non ci lavori: «Come dice Kofi Annan, i benefici della prevenzione si avvertono in un tempo lontano: invece i danni causati da politiche economiche poco responsabili hanno tempi brevi». La strada è lunga e tortuosa, ma solo «estirpando il cancro finanziario e smantellando rendite di posizioni e privilegi si potrà togliere il tappo alla crescita». E in questo solco, «i governi che verranno dopo di noi non potranno che essere migliori perché avranno capito cosa i cittadini vogliono e cosa occorre al Paese».
Mario Monti parla per quasi un’ora dal palco a sfondo azzurro della ventinovesima assemblea nazionale dell’Anci, a Bologna, sotto gli sguardi non del tutto convinti di qualche migliaio di sindaci, che poco prima hanno affidato al loro presidente, Graziano Delrio, primo cittadino di Reggio Emilia, il compito di illustrare al premier le condizioni ormai disperate in cui si trovano ad operare gli amministratori locali, stretti tra tagli e rigore.
Delrio, che certo non è un pasdaran, sfodera per una volta toni accorati: «Basta con i tagli lineari, la corda si è spezzata: tra un po’ chiederemo al Parlamento e al governo quali servizi ai cittadini tenere aperti e quali chiudere». Poi, tra le ovazioni della platea: «Non si può, per sistemare i conti, umiliare le nostre esperienze: chiediamo più autonomia e responsabilità». Che in pratica significa, come ha ribadito il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, essere liberati dal patto di stabilità e poter contare sull’intero gettito Imu.
Un’insofferenza trasversale, quella dei primi cittadini, che trova una sponda nel segretario pd, Pier Luigi Bersani, ieri particolarmente duro sulla legge di stabilità: «Al governo ho detto che, visto che non ci siamo parlati prima, ci parleremo dopo. Tutto questo giro di Irpef e Iva non va: ai ceti popolari con una mano si dà e con l’altra si toglie il doppio. Non possiamo scherzare, il punto è non deprimere la domanda». Partita ancora da giocare, insomma.
E dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, arrivano segnali concilianti: «Siamo aperti alla discussione su tutto in Parlamento» ha affermato l’esponente di governo, riferendosi alla possibilità di uno slittamento dei tagli alle agevolazioni fiscali previsti nella legge di stabilità e arrivando anche a non escludere l’ipotesi di cancellare l’aumento dell’Iva («Mai dire mai»).
Il Monti che parla a Bologna sa di avere a che fare con una platea diffidente. Usa toni morbidi: «Ho sempre pensato che fare il sindaco è più difficile che fare il premier: voi siete anche più generosi o irresponsabili di me, perché avete scelto questo mestiere…». Assicura ai Comuni colpiti dal sisma di maggio che «il governo terrà fede ai suoi impegni». Ma quando arriva il momento delle risposte concrete, la tela del premier si fa corta. Sull’Imu, Monti dice che la quota riservata allo Stato «non è eliminabile» e che, al massimo, si potrà arrivare «a ridurre» questa riserva. Ancora più lunga, la strada per inserire nel patto di stabilità «un premio ai virtuosi». Finisce tra timidi applausi e una delusione neanche tanto velata: «Monti? Non ci ha dato risposte, solo un “vorrei ma non posso”…» sospira il sindaco di Bologna, Virginio Merola. E sono in tanti a pensarla così.

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