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Monti, missione fiducia in Asia

di Gerardo Pelosi

Il più informato su quello che sta avvenendo in Italia sembra essere il primo ministro di Singapore, Lee Hsien Loong, uno dei dieci politici più pagati al mondo. È lui che ha chiesto di incontrare Mario Monti a margine del summit sulla sicurezza nucleare di Seul. Quando parla con Monti sembra preoccupato per il fatto che il 15% del Pil va in spesa per le pensioni e il premier italiano cerca di spiegare che «è vero che abbiamo una spesa pubblica più elevata di altri Paesi europei, fatta soprattutto di pensioni e spesa per interessi per l'alto debito accumulato negli anni ma, proprio per questo, abbiamo fatto una riforma delle pensioni che non ha prodotto grandi reazioni sociali e politiche».
Il giudizio di Lee Hsien Loong è importante e avrà effetti non secondari sull'operatività dei due fondi sovrani singaporiani, Government of Singapore Investment Corporation (GIC) e Temasek, che dispongono di dotazioni, rispettivamente 247 e 157 miliardi di dollari, corrispondenti all'8° e 9° posto nella graduatoria mondiale dei fondi sovrani. Gic gestisce le riserve valutarie del Paese (248 miliardi di dollari), investendole in strumenti di lungo periodo ad alto rendimento ma senza intervenire nelle decisioni strategiche delle imprese partecipate. I suoi principali settori d'attività sono finanza, immobiliare e infrastrutture. Attualmente il fondo è presente in oltre 40 Paesi, con un capitale totale investito pari a 75 miliardi di euro. In Italia è proprietario del centro commerciale "Roma Est"; di Omicron Plus, il più grande fondo privato immobiliare operante sul mercato italiano; 14% della holding Sintonia (Gruppo Benetton) operante nel settore delle infrastrutture; 5% di Gemina, holding proprietaria di Aeroporti di Roma. Temasek mira ad acquistare partecipazioni di controllo. Le sue aree di principale interesse sono finanza, telecomunicazioni, trasporti, immobiliare ed energia; è presente in 12 Paesi, con un capitale totale investito di 116 miliardi di euro. In Italia, tramite la Port of Singapore Authority, detiene quote dei Porti di Genova e Venezia.
Ma una cosa tiene a chiarirla subito il premier Monti reduce dagli incontri oltre che con il premier singaporiano, con quello indiano, Manmohan Singh, con quello turco Recep Tayyip Erdogan, con quello canadese Stephen Harper e tanti altri. «Non era una mia ambizione tornare a casa con contratti firmati – precisa Monti – dovevo solo aprire la strada, poi seguiranno gli imprenditori che fanno bene il loro lavoro e i ministri; abbiamo però smontato vecchi pregiudizi e molti fondi sovrani guardano alle nostre riforme con attenzione». Insomma, servirà ancora del tempo ma Monti aggiunge: «Ho spiegato ai miei interlocutori che se un Paese come l'Italia riesce a far cambiare, a seguito della sua politica economica, la percezione del resto del mondo, chi per primo tradurrà questa fiducia in investimenti concreti vedrà i vantaggi maggiori».
In molti casi, come ad esempio per la Turchia, Monti parla di rapporti già consolidati per le ottime relazioni personali tra Erdogan e l'ex premier Berlusconi ma molto resta da fare e a maggio si riunirà un vertice bilaterale italo-turco. Con Singh prima un colloquio a delegazioni intere, poi un faccia a faccia per affrontare la possibile soluzione per il rapimento Bosusco e la vicenda dei due marò italiani ma anche per stringere un'intesa su forme di maggiore integrazione tra le due economie perché «se è vero che l'Italia ha bisogno di investimenti indiani, anche l'India ha bisogno di capitali e tecnologie italiane.
A tutti Monti si sforza di spiegare la complessità dell'Europa che «cerca di superare le crisi con strumenti sempre più sofisticati come ha dimostrato la crisi greca che ha consentito di mettere in campo due strumenti nuovi: il fiscal compact per discipline preventive di bilancio e i Firewalls per evitare il pericolo di contagio».

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