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Monti-Merkel uniti su rigore e crescita

Nel corso di un vertice bilaterale, in cui volutamente si è scelto di puntare sugli elementi che uniscono («lavoriamo insieme per l’Europa, la crescita, il risanamento e l’integrazione»), piuttosto che su quelli che dividono (i decisivi dettagli tecnici dell’intesa politica sul meccanismo di salvaguardia antispread), Mario Monti e Angela Merkel parlano della necessità di un ulteriore impulso in direzione della maggiore integrazione europea, fermo restando che «ognuno deve fare i compiti in casa propria».
Al cancelliere tedesco che ribadisce come gli strumenti messi a punto dal vertice europeo della scorsa settimana «vadano avanti con le regole già in vigore», Monti ricorda che l’Italia al momento non intende chiedere il ricorso al meccanismo salvaspread. Ha ottenuto, di concerto con Mariano Rajoy e con la sponda di Francois Hollande, che sul tavolo del Consiglio europeo il piano da 120 miliardi per la crescita camminasse di pari passo con le decisioni a breve termine in materia di stabilità finanziaria. E che la decisione finale fosse assunta all’unanimità. Un successo politico, certamente. Ora, nell’evidente aspettativa che l’intesa raggiunta (però subito posta in discussione da Olanda e Finlandia) possa contribuire a invertire una tendenza che ci penalizza sui mercati ben al di la dei fondamentali di finanza pubblica, Monti punta a rassicurare prima di tutto il potente alleato.
Parla un po’ tedesco quando sottolinea come l’unica strada per stabilizzare la nostra posizione sui mercati sia quella di proseguire nel cammino intrapreso, sia sul fronte della disciplina di bilancio che su quello delle riforme strutturali, pensioni e mercato del lavoro prima di tutto. La convinzione del premier è che, differentemente da Irlanda, Grecia e Portogallo, l’Italia non abbia «bisogno di sostegno»: potrà contare su un deficit del 2% del Pil quest’anno («circa la metà della media Ue»), mentre per il 2013 è previsto un avanzo dello 0,5% in termini strutturali. In poche parole – spiega il presidente del Consiglio – il desiderio italiano «è rafforzare i meccanismi di stabilità dei mercati dei titoli del debito pubblico». E il contributo che stiamo cercando di offrire passa prima di tutto dal rispetto della disciplina di bilancio e il contenimento del disavanzo pubblico.
Il passaggio fondamentale è la spending review, che il premier definisce un «esercizio impegnativo ma molto importante». Monti parla ancora tedesco quando richiama l’economia sociale di mercato, cita il pensiero economico dominante in Germania («simile a quello di Luigi Einuadi») in base al quale la riduzione del perimetro pubblico non comprime, al contrario crea nuove prospettive di crescita e di occupazione, se si riesce a interventi sugli sprechi e la spesa improduttiva. In poche parole, la qualità della spesa resta un «fattore essenziale» per una crescita sostenibile a livello nazionale, servirà a ridisegnare i confini dell’intervento pubblico e a evitare al tempo stesso l’aumento di due punti dell’Iva «che altrimenti sarebbe necessario introdurre dal 1° ottobre».
Il livello di disoccupazione giovanile in Italia, giunto al 36%, è “inaccettabile”. Il governo ha provato a farvi fronte con la riforma del mercato del lavoro, che – osserva – è stata «svilita da entrambi le parti sociali per desiderio di stravincere o per eccesso di conservatorismo», «non ha goduto di molta buona stampa» mentre ha ottenuto il plauso della Commissione europea. Fin dal suo insediamento il governo non ha avuto alternative. La missione principale era quella di evitare che il Paese «si trovasse in una situazione simile a quella della Grecia». La manovra «salvaItalia» è stata per gran parte concentrata sull’aumento della tassazione: «È sgradevole ma è così. Una volta trattenutici sull’orlo del precipizio è venuto il momento di intervenire sulla spesa pubblica. Non tagli lineari e tranchant ma una riduzione della spesa dopo un’analisi precisa».
La sfida è cercare di ridurre il gap di competitività tra l’economia italiana e quella tedesca. «Con la signora Merkel lavoriamo molto bene insieme perché lei è tedesca e io italiano, ma crediamo tutti e due in un’economia sociale di mercato altamente competitiva». Quella tedesca lo è certamente di più, «ma il bello della collaborazione è che c’è anche la competizione: spero che accorceremo le distanze ed entrambi spingeremo più avanti l’Europa».

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