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Monti: le banche acquistino più BTp

di Gerardo Pelosi

Non ci sono soltanto dossier bilaterali nel bagaglio che il premier italiano Mario Monti porterà con sé nel suo primo viaggio americano per incontrare domani il presidente Barack Obama alla Casa Bianca. Anche in assenza di un mandato formale da parte dei capi di Stato e di Governo dei principali Paesi dell'Unione europea, Monti si farà molto probabilmente latore con l'amministrazione di Washington di un messaggio condiviso nella sostanza con il presidente francese Nicolas Sarkozy e con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Tutto ruoterebbe intorno alla riscrittura del Patto transatlantico alla luce della crisi finanziaria. Un Patto che non può continuare a tenere slegati i dossier finanziari da quelli della sicurezza come hanno convenuto sabato scorso lo stesso Monti e il segretario di Stato americano Hillary Clinton a margine del Sichereitskonferenz di Monaco, una sorta di Davos annuale sui temi della sicurezza globale al quale, almeno recentemente, non ha mai preso parte un presidente del Consiglio italiano.
Monti avrebbe proposto agli Usa di collaborare a stabilizzare la finanza europea, facendo perno proprio sul sistema italiano meno indebitato di altri e privo di controindicazioni strategiche, come accadrebbe per la Germania e la Francia, considerando anche il fatto che l'Italia è nell'euro diversamente dalla Gran Bretagna, che non ha firmato il "fiscal compact". C'è, da parte europea, la necessità di aumentare la dotazione del nuovo Fondo salva-Stati Esm che partirà a luglio con una dotazione di 500 miliardi.
Come è emerso sempre a Monaco dai panel ai quali hanno preso parte personalità del calibro di Henry Kissinger, dei senatori Joe Lieberman, John McCain e di George Soros il progetto al quale si sta pensando prevederebbe di utilizzare la crescita cinese in modo multipolare, ("magnete Cina"). In sostanza si pensa a un modo concreto per sostituire la forza finanziaria degli Usa (che hanno già annunciato di volere dimezzare la presenza militare in Europa) risolvendo la crisi finanziaria con un nuovo Patto transatlantico che permetta la costituzione di un Fondo bilaterale aperto, a determinate condizioni, anche alla Cina. Un nuovo accordo tra le due sponde dell'Atlantico mentre in Europa la nuova dottrina sarà tutta improntata al "pooling and sharing" delle Forze armate Ue e Nato con la probabile richiesta di copertura aerea italiana da parte della Grecia.
Compiti gravosi per Monti e quasi una rivoluzione copernicana per l'immagine dell'Italia se si pensa che solo pochi mesi fa l'ex premier Silvio Berlusconi aveva portato a casa al vertice di Cannes scorso soltanto un tiepido «Hi Silvio» dal presidente americano.
Monti al Wsj
In un'intervista al Wall Street Journal il presidente del Consiglio Mario Monti ha dichiarato di aver approvato la decisione della Banca centrale europea di offrire rifinanziamenti triennali a tassi molto bassi nell'ambito delle strategie per sostenere la liquidità delle banche dell'Eurozona. Il premier afferma: «Non ci dispiacerebbe se le banche italiane comprassero un po' più di Btp». A proposito della Bce, Monti, ha aggiunto che l'Italia «rispetta l'indipendenza della Banca Centrale e le sue decisioni».
«L'euro – continua il premier – ha dimostrato di essere una valuta solida», nonostante la crisi di debito che ha investito il Vecchio Continente. «Prevedo che nel 2017 l'euro ci sarà ancora e continuerà a essere una valuta fondamentalmente solida, come lo è stata dalla sua introduzione e durante la crisi finanziaria e fiscale».
Il presidente del Consiglio ha inoltre sottolineato che la crisi «non ha scalfito minimamente la forza e la credibilità dell'euro» e si è detto dell'opinione che «molti altri Paesi che non fanno ancora parte dell'Eurozona» adotteranno la valuta unica entro cinque anni.

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