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Monti: la crescita verrà, il rigore continua

ROMA — I semi della crescita daranno i loro frutti, è solo questione di tempo. L’Italia ha la coscienza ha posto, ha fatto «da sola» riforme strutturali che faranno crescere il Pil del 6 per cento nei prossimi anni. E anche se il quadro andasse peggiorando, non dovrà affrontare un’altra manovra economica. Ma pensare che l’emergenza sia finita sarebbe un grave errore. Perché la crescita, nei piani di Mario Monti, è un edificio che va innalzato su fondamenta solide e non effimere: «I benefici che possiamo ottenere in termini di crescita futura sono molto ampi, non è il momento di allentare la presa». Quindi l’austerity continuerà? «È una parola che in questi mesi non ho mai adoperato perché l’obiettivo non è l’austerità, ma la crescita… Non basta uno sprint iniziale per colmare i ritardi accumulati negli ultimi anni, c’è ancora molto da fare». Come va dicendo in questi giorni il ministro Enzo Moavero «la fase acuta non si è ancora chiusa e la Grecia ha rimesso sul tavolo la questione del rigore». È il tema cruciale che sarà oggi al centro di una videoconferenza con Angela Merkel, David Cameron e François Hollande.
Prima del pranzo con Berlusconi e Alfano a Palazzo Chigi, dal palco del Forum della Pubblica Amministrazione, ieri il premier si è lanciato in una difesa accorata di Equitalia. Oggi farà visita all’agenzia di riscossione, ma intanto ha voluto esprimere la «vicinanza e il supporto» del governo ai dipendenti, che svolgono funzioni delicate quanto impopolari. Monti riconosce che «una certa insofferenza» dei cittadini sia «legittima», ma ritiene essenziali le funzioni di Equitalia e chiede agli italiani di rispettare i lavoratori.
Nella tarda mattinata il premier ha incontrato la delegazione del Fondo monetario internazionale in missione nel nostro Paese. «Le politiche del governo Monti hanno creato un livello di stabilità davvero notevole — è il giudizio di Reza Moghadam, direttore del dipartimento europeo del Fmi —. Ora è il momento di rilanciare la crescita». Con queste credenziali, che assicurano il pareggio di bilancio nel 2013, il capo dell’esecutivo ha parlato al ministero dell’Economia in conferenza stampa, con il viceministro Vittorio Grilli. E ha spiegato perché le prossime settimane saranno «decisive» per il futuro dell’Italia e dell’Europa.
I conti pubblici sono al sicuro, alcune riforme «incisive» sono state avviate. E adesso il nostro Paese ha «i titoli» per chiedere alla Ue una integrazione tra «la necessità di non allentare la presa» e l’impegno ad avviare politiche di sviluppo. Dall’Unione il professore si aspetta «più attenzione alla crescita con soluzioni coraggiose e innovative», il che però non vuol dire che l’Italia invochi «una minor disciplina di finanza pubblica». E c’è un’altra convinzione che Monti tiene a sfatare e cioè che il governo abbia impostato la sua azione in due tempi, «fase uno» incentrata sul rigore e «fase due, in cui ci sia solo la crescita». No, nel progetto del Professore le due cose vanno a braccetto, non si può cedere sulla «gestione rigorosa delle finanze pubbliche» e bisogna approvare «rapidamente» riforma del mercato del lavoro e spending review. Come indispensabile è il traguardo delle riforme istituzionali: «Spero che possano realizzarsi presto, perché chi guarda all’Italia come meta per gli investimenti non faccia differenze su cosa succede ora e cosa dopo il 2013…». Monti riconosce che le elezioni in Francia e in Grecia «hanno cambiato molti equilibri», ma con quali conseguenze non può prevederlo. E cosa si sono detti con Obama al telefono? I dettagli Monti non li rivela. Però dice che il «conturbarsi» della crisi greca ha «notevolmente accresciuto» la preoccupazione degli Usa per la situazione dell’Eurozona. E di questo, prevede il premier, si parlerà al G8 di Camp David.

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