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Monti: Italia affidabile, ora la crescita

di Gerardo Pelosi

Solo a fine giornata, dopo avere incontrato anche il leader dei laburisti Ed Miliband (ultimo appuntamento in agenda dopo il Financial Times, il premier David Cameron, lo Stock Exchange e la London School of Economics) e quasi sulla scaletta dell'aereo pronto a decollare per Roma, Mario Monti si concede il primo vero momento di relax. Confida ai suoi collaboratori di essere ottimista perché «i pezzi del puzzle si vanno ricomponendo». La visita a Londra non era facile dopo lo "strappo" del 9 dicembre scorso sul fiscal compact, la crisi dell'Eurozona e la raffica di downgrading. Ma tutto è andato per il meglio e ora ci sono le premesse per riprendere a bordo gli inglesi nella "fase 2" europea su crescita e mercato interno. E questo già nel Consiglio europeo del 30 gennaio.
Né si può dire che le insidie siano mancate nella giornata londinese come quando un giornalista chiede a Cameron quali suggerimenti abbia in serbo per la Merkel. Il premier inglese si rivolge verso Monti: «You first» dice e il presidente del Consiglio sorride: «Con piacere, primo ministro» ma lascia cadere la domanda facendo tornare in mente gli eloquenti ammiccamenti tra Sarkozy e Merkel alla domanda sull'affidabilità di Berlusconi, solo poche settimane fa a Bruxelles. Un "fantasma" difficile da archiviare quello di Berlusconi per molta stampa anglosassone. Un giornalista della Bbc si domanda perché mai i contribuenti inglesi dovrebbero pagare un solo penny per i disastri fatti dall'ex premier italiano. Le azioni di Berlusconi rischiano di costare «15 miliardi» di sterline alla Gran Bretagna chiamata, attraverso l'Fmi, a sostenere i Paesi dell'Eurozona. Mario Monti, dopo qualche istante di imbarazzo, usa la sua arma migliore, l'ironia. «Ma qualcuno vi ha chiesto qualcosa?» dice e aggiunge: «Che io sappia l'Italia per ora non è costata un solo penny ai contribuenti britannici. E nemmeno viceversa, per lo meno in questa fase storica. Non vedo ragioni perché questo debba cambiare in futuro». Quanto a Berlusconi, come già molte volte in passato, Monti difende il leader del centro-destra che lo sostiene: «Rispetto le considerazioni personali sull'ultimo presidente del Consiglio ma non vedo nessun legame tra la sua personalità e un peso fiscale per i contribuenti britannici».
Ma è con gli "gnomi" della Borsa di Londra che il "professore" sfoggia il suo appeal più accattivante. Davanti al chairman del London Stock Exchange, Chris Gibson Smith, Monti appare un leader politico pienamente consapevole delle sfide che ha di fronte. Cattura l'attenzione degli investitori della City con l'elenco delle riforme strutturali fatte, delle liberalizzazioni pronte con il provvedimento di domani, il nuovo gettito previsto con la coraggiosa lotta all'evasione fiscale. Sorprende un broker che a bruciapelo gli chiede come vada lo spread sui titoli italiani. Monti non si lascia prendere in contropiede, estrae dalla tasca il suo I-phone e risponde: «Adesso siamo a 466 ma la tendenza è in discesa». Non mancano neppure domande politiche e allora Monti spiega che in Italia c'è «un governo non politico, basato sul supporto di tre gruppi che fino a pochi giorni fa erano in posizione diverse e che ancora oggi preferiscono parlare con il Governo invece che avere colloqui tra di loro».
Poche ore prima nella colazione di lavoro con Cameron a tenere banco erano stati i temi della crescita («La priorità è la crescita economica e siamo d'accordo che la disciplina fiscale è condizione necessaria ma non sufficiente» ha detto Monti) e del mercato unico ma anche l'atteggiamento da assumere con la Germania di Angela Merkel. «Non credo – osserva Monti – che i Paesi dell'Eurozona che sono individualmente in difficoltà perché devono affrontare importanti scadenze per il debito pubblico, tra cui l'Italia, abbiano niente da chiedere specificamente alla Germania. Non è questo il problema. C'è una questione riconosciuta da tutti, e dai mercati in primo luogo, di governance dell'Eurozona che non è ancora adeguata e all'altezza della sfida».
Nell'unico vero contatto con la stampa dopo la visita alla Borsa Monti ricorda che domani nel Consiglio dei ministri verranno approvate le misure di crescita e liberalizzazione per «agevolare la realizzazione di infrastrutture». Monti cita le farmacie e i taxi oltre le professioni, i servizi pubblici locali, la rete del gas e la distribuzione di carburante. Il decreto, aggiunge Monti, comprenderà anche «la separazione di rete gas da Eni» anche se i dettagli sono tutti da definire. Sulla privatizzazione delle società pubbliche come Eni e Finmeccanica Monti chiarisce: «Abbiamo una mente aperta, ma non abbiamo intenzioni politiche in questo momento», anche perché «i prezzi di mercato non inducono il governo ad andare sul mercato». Per lunedì prossimo, infine, è previsto il round finale nel negoziato sul costo del lavoro per favorire l'assunzione di giovani. Misure che, secondo il premier italiano, «porteranno presto il nostro Paese verso la lista dei Paesi che più contribuiscono alla governance dell'Eurozona». Non manca neppure un accenno all'Iran e al possibile embargo al quale anche l'Italia «è pronta a prendere parte» ma garantendo le forniture per garantire il pagamento dei crediti dovuti a Eni per il pagamento dei contratti già in essere.

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