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Monti: investimenti fuori dal deficit Merkel: presto un governo in Italia

BRUXELLES — Ventisette capi di Stato e di governo intorno a un tavolo, l’ennesimo vertice Ue al capezzale di un continente malato. «Non credo che l’Italia avrà presto bisogno di un piano di salvataggio», assicura l’ex presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, senza però precisare quel «presto». Ma il caso Italia, dice Mario Monti al suo ultimo vertice nelle vesti di premier, «interessa, impressiona e preoccupa tutti i governi». E’ per questo che è necessario «riflettere, in positivo o in negativo» sul risultato elettorale di febbraio. Il Professore è «istintivamente convinto» che il nuovo governo dell’Italia (Angela Merkel si augura che nasca già oggi) «continuerà sulla strada europeista». Poi, Monti gioca la sua carta: chiede alla Ue che sia possibile superare il tetto fissato al deficit di un Paese, per finanziare programmi di grandi investimenti pubblici. «Sono stati introdotti margini ragionati di flessibilità — spiega — e noi chiediamo che di questi margini ci si possa avvalere». Non solo: è opportuno studiare «i mezzi per incoraggiare e ricompensare gli Stati membri che si impegnano ad attuare riforme difficili».
Le deroghe al tetto sul deficit potrebbero essere una prima via d’uscita dal solito stallo: in questo vertice, hanno dichiarato i leader, si cerca l’equilibrio fra austerità e crescita. Così la Francia applaude, la Germania non è ovviamente entusiasta dell’idea montiana, e la Finlandia rigorista alza le barricate con il suo premier Jyrki Katainen: «Non c’è margine, è impossibile definire quali investimenti lasciare fuori dal calcolo: più onesto calcolare tutto quanto si spende». Ma altri ancora sono favorevoli o possibilisti, e a tarda ora si sigla un consenso di massima: sarà la Commissione europea a decidere per ogni Paese, caso per caso. Compromesso anche sul tema più generale di questo summit: assegnare la priorità alla crescita, ma non allentare il consolidamento dei bilanci che la integra. I puntini sugli “i” li metterà poi Mario Draghi, il presidente della Bce: un vero allarme, il suo, sul crescere della disoccupazione giovanile.
Però il negoziato è come sempre faticoso. Dice sibillino il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy: bisogna «trovare un giusto equilibrio, non è tutto bianco o nero ma le sfumature contano, alcuni direbbero che ci sono molte sfumature di grigio…». Ma davanti al palazzo del vertice, non ci sono poi troppe sfumature: dimostranti anti-austerity venuti da mezza Europa occupano la direzione affari economici della Commissione, mentre Juncker lancia l’allarme: «Non escludo rischi di una rivolta sociale». Al compromesso nella notte ci si è avvicinati anche dopo il monito lanciato dal presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz: «Non abbiamo affrontato nel modo giusto le conseguenze sociali della crisi. Dall’ultimo vertice di primavera, due milioni in più di persone hanno perso il lavoro, i livelli di povertà sono saliti ancora di più». E ancora: «Non dobbiamo sottovalutare le implicazioni del risultato delle elezioni italiane, solo due settimane fa il governo Monti ha perso le elezioni… Ho la massima stima per Monti, ma da qualunque punto di vista dobbiamo essere consapevoli di una cosa: come politici, a livello nazionale ed europeo, abbiamo fallito nel far giungere alla gente il nostro messaggio. Le nostre politiche sono offensive per il senso di giustizia sociale di molti».

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