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Monti incontra Napolitano Obama: gestirete bene la crisi

di Lorenzo Fuccaro

ROMA — Il neosenatore a vita Mario Monti è salito nel tardo pomeriggio di ieri al Quirinale. Una visita su richiesta dello stesso presidente della Repubblica Napolitano che lo avrebbe invitato a restare a Roma durante il fine settimana. Un incontro interpretato come una sorta di accelerazione verso un possibile incarico a formare un governo, sostenuto da Pd e Terzo polo mentre il Pdl non ha ancora deciso di dare il via libera riservandosi di fornire una risposta definitiva entro sabato sera, come ricorda Alfano, «in modo da non intralciare le consultazioni del capo dello Stato e qualunque sarà la linea stabilita sarà accettata da tutti nel partito».
Quella di ieri è stata una giornata fitta di contatti e riunioni. Napolitano telefona al presidente americano Obama, al quale illustra le prospettive della situazione politica in Italia. E Obama si dice fiducioso che il nuovo governo attuerà le riforme. Del resto, i mercati sembrano apprezzare l'ipotesi di un esecutivo Monti, prova ne è lo spread tra titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi sceso a quota 510. Intanto la commissione del Senato approva la legge di stabilità che approda in Aula stamani per il sì definitivo e poi essere trasmessa subito alla Camera. Votano a favore del provvedimento Pdl e Lega, no l'Idv, mentre Pd e Terzo polo non partecipano allo scrutinio.
Intanto, Berlusconi vede il fratello Paolo e il presidente di Mediaset Confalonieri. Segue un vertice del Pdl che si tiene all'ora di pranzo e che dura parecchie ore. Un vertice teso e molto combattuto. La discussione registra una spaccatura tra chi propende per andare alle elezioni dopo le dimissioni del Cavaliere e chi invece è disposto a sostenere un governo di larghe intese. Questi ultimi, in verità, si dividono a loro volta tra coloro che optano per un profilo più politico e quanti lo preferirebbero formato da soli tecnici. A tutti Berlusconi ricorda che in un momento di difficoltà, come l'attuale, deve prevalere la tutela degli interessi del Paese rispetto a quelli di partito.
All'incontro non si presentano i rappresentanti della Lega Nord, che si vedono alla Camera con il ministro dell'Economia Tremonti. L'assenza è il segno che il Carroccio esclude l'ingresso in un governo di larghe intese. Lo affermano Maroni e Calderoli. Il primo sostiene che dopo le dimissioni del premier si deve votare. Calderoli, annunciando un'opposizione durissima, denuncia l'arrivo di «una futura banda Bassotti, un esecutivo politico con connotazione ribaltonistica guidato dai poteri della finanza».
 

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