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Monti incassa la fiducia dei leader «L’Italia farà i suoi compiti a casa»

di Marco Galluzzo

STRASBURGO — Se sia stato più vicino alla Merkel o a Sarkozy, sino a che punto abbia mediato fra due posizioni, resterà materia di interpretazione, ma ieri Mario Monti ha riposizionato l'Italia nei Paesi della prima fascia europea facendo comunque un regalo a Mario Draghi: dietro le quinte del vertice di Strasburgo un accordo, per quanto ufficioso, comunque lo si raggiunge; d'ora in poi la Bce sarà libera dalla pressioni tedesche, politiche e della Bundesbank, e potrà operare nel mercato dei titoli pubblici.
Non è poco, e del risultato c'è un accenno nelle parole del presidente francese, mentre Mario Monti incassa la fiducia, gli apprezzamenti e l'accoglienza dei due leader europei. Il ritorno alla credibilità del nostro Paese è nelle dichiarazioni di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, così come nell'atteggiamento del nostro premier, che si avvicina alla linea tedesca nel dirsi d'accordo con le modifiche ai Trattati, per una maggiore armonizzazione fiscale, per meccanismi «automatici» di penalizzazione dei Paesi meno virtuosi («senza guardare in faccia nessuno»), ma tenendo a rivendicare un ruolo di «riscrittura» dei cambiamenti: maggiore rigore sì, ma più attenzione alla crescita, sottolinea il nostro presidente del Consiglio.
Nella conferenza stampa alla prefettura di Strasburgo, Monti viene messo a suo agio dai suoi partner: sono pronti ad «aiutarlo», «sosterremo tutti i suoi sforzi» dice la Merkel, la considerazione è tale che un invito a Roma per proseguire il lavoro sul futuro dell'Unione viene immediatamente accettato: probabilmente a metà dicembre, i leader di Francia e Germania saranno nella nostra capitale («ci andremo con grande piacere», Sarkozy) per proseguire il lavoro di ieri e di questi giorni.
L'inclusione di Monti in un direttorio malvisto da tanti è un dato di fatto («siamo felici della sua presenza», arriva a dire la Merkel), anche se il nostro premier sottolinea che questa collaborazione «sarà messa al servizio della Commissione europea», in ossequio al metodo comunitario che non dimentica di citare, anche qui, dopo averlo fatto a Bruxelles, tre giorni fa.
Ovviamente tiene a precisare che ha confermato ai due colleghi «l'obiettivo di perseguire con rigore il risanamento dei conti e il pareggio di bilancio nel 2013». Si rivolge alla Merkel affermando che l'Italia, come tutti, «farà i suoi compiti a casa», compiti che in breve illustra, a porte chiuse, e sui quali la cancelliera tedesca si dice «impressionata».
Ma non è questo il problema, almeno visto da Roma: se il pareggio di bilancio è scontato, aggiunge Monti, «esiste un problema più generale di cosa accade se si entra in una fase recessiva o di recessione maggiore del previsto e se, quanto e come, le politiche dei bilanci pubblici debbano essere aggiustate: un tema noto che può porsi a livello di intera Unione Europea».
Insomma l'Italia è pronta «a dare il suo contributo» sulle modifiche dei Trattati, ma cercando di accompagnare il maggiore rigore fiscale con stimoli strutturali per la crescita; questo intende il nostro presidente del Consiglio, stimoli che possano essere esclusi dal patto di Maastricht.
L'enfasi che la signora Merkel e il presidente Sarkozy ripongono «sulla terza economica europea» è dunque l'accettazione di un presenza sostanziale più che di una partecipazione incondizionata. E ieri Monti affrontava senza reticenze, «sdrammatizzando», anche l'argomento degli eurobond: strumento che può tornare utile e «dare un contributo», rimarcava, ma nel quadro di «un'unione fiscale, in cui tutto è possibile». Dunque non oggi, ma nel medio periodo.
 

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