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Monti in missione nella City

di Leonardo Maisano

Da Downing Street alla City, una missione per tessere la tela della politica europea lacerata dallo strappo di Londra e per ricollocare l'Italia nei portafogli degli investitori istituzionali. Mario Monti brucia oggi un'altra tappa del tour europeo con una visita in Gran Bretagna, la prima di un capo di governo europeo dopo il vertice di Bruxelles quando Londra si rifiutò di aderire alle nuove intese intergovernative che stringeranno 26 dei 27 partner Ue. Tutti eccetto, il Regno di Elisabetta.
I destini di un nuovo, instabile assetto europeo saranno il piatto forte del menù di casa Cameron dove il presidente del consiglio italiano s'intratterrà per più di un'ora.
Londra spinge su tre capitoli: stabilizzazione dell'Eurozona dalla quale dipende gran parte del destino economico dell'Inghilterra; completamento del mercato unico che per David Cameron resta espressione suprema della dinamica comunitaria; crescita e sviluppo per rilanciare economie ingessate dall'austerità. Faranno capolino passaggi delicati come la Tobin Tax sulla quale Londra oppone un no secco al crescente fronte europeo sulla scorta di una considerazione di fondo: o la tassa sulle transazioni finanziarie è applicata in tutto il mondo oppure il prezzo lo pagherà la City. E dalla City Monti avrà in diretta l'opinione di un selezionatissimo gruppo di top investors.
La lista degli invitati per quella che probabilmente sarà una seduta doppia fatta di incontri riservati – ci sono i nomi del ceo di Anglo American Cynthia Carroll, il ceo di Glencore Ivan Glasenberg, il tycoon russo Len Blavatnik, David Rothschild e quelli di banchieri d'affari come Luigi De Vecchi capo dell'investment di Credit Suisse e il ceo di Lloyds, Antonio Horta Osorio – poi seguiti da una platea più ampia, ma comunque ristretta. I faccia a faccia di Mario Monti con il mondo della finanza britannica si svolgeranno nella sede del London stock exchange. Ma non finiranno lì. L'agenda prevede una lezione alla London school of economics dove il capo del Governo italiano risponderà alle domande del pubblico.
La missione, che si aprirà in forma non ufficiale con una visita al Financial Times, si concluderà con altri due appuntamenti politici: alle 18.30 Mario Monti vedrà il vice premier Nick Clegg e alle 19.15 il leader laburista Ed Miliband. Avrà occasione di ascoltare, così, la campana più europeista dell'euroscettica Gran Bretagna. Quella di Nick Clegg, soprattutto, uno dei pochi leader politici inglesi che ha conosciuto Bruxelles dall'interno e tanto gli è bastato per maturare una convinzione eccentrica rispetto al trend imperante oltre la Manica. Clegg non ha affatto apprezzato la linea isolazionista di Cameron e ha detto che se fosse dipeso da lui la trattativa si sarebbe protratta oltre, per l'esplicita volontà di mantenere compatta l'Unione.
L'autoesclusione dal cammino comune sancita al summit di Bruxelles indebolisce molto la capacità negoziale britannica nell'Unione. Per ora spazi per un ripensamento non se ne vedono anche se cresce la spinta interna di chi contesta la scelta di Cameron. E per questo il premier intende, quantomeno, essere "osservatore attivo" al tavolo del 26. In questa logica l'Italia può continuare a giocare un ruolo importante nell'agevolare il recupero di Londra, per tenerla unita al resto dei partner e sparigliando, se necessario e se utile, il dualismo franco tedesco.

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