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Monti impegna la Ue sulla crescita

Intervenendo ieri nel dibattito sui modi in cui rilanciare l’economia europea, Mario Monti ha sottolineato l’urgenza di promuovere la domanda perché il rigore di bilancio non si riveli pericolosamente fine a se stesso. Il premier ha criticato l’ipotesi di aumentare la spesa corrente, ma ha esortato i partner europei a riflettere a programmi di investimenti, da escludere nel calcolo del disavanzo pubblico. Un’idea seducente, ma sempre molto controversa.
In un discorso durante un convegno organizzato dall’associazione imprenditoriale belga VBO-FEB a Bruxelles, Monti ha preso posizione nella discussione sul nuovo equilibrio da trovare tra austerità e crescita, tra rilancio dell’economia e rigore di bilancio. «Abbiamo bisogno di politiche che aumentino la crescita potenziale» dell’Europa – ha detto il primo ministro – «ma dobbiamo evitare politiche che diano contributi effimeri alla crescita».
Pur ritenendo le riforme essenziali, per rafforzare il tessuto economico dei paesi più deboli, Monti si è detto certo che «se non c’è domanda, le riforme sono inutili e la crescita non si materializzerà». In questo senso, ha definito «deflazionistiche» le attuali misure economiche introdotte in molti paesi. «Dobbiamo – ha precisato il premier – considerare categorie di spesa che al tempo stesso creino domanda oggi e poi contribuiscano all’offerta domani».
Il governo italiano è dell’idea che l’Europa abbia bisogno di programmi di investimenti pubblici e privati, utili per sostenere la domanda in un contesto politico e sociale segnato da un’elevata disoccupazione e da pressioni populistiche in molti paesi. In questo contesto, ieri dinanzi a una platea di imprenditori, economisti e politici Monti ha riproposto un suo vecchio cavallo di battaglia, vale a dire l’esclusione degli investimenti dal calcolo del deficit.
Respingendo qualsiasi desiderio di aumentare la spesa corrente, il premier ha affermato: «Dobbiamo cercare altre misure a favore della crescita». Oltre a proporre un aumento del capitale della Banca europea degli investimenti, si è riferito a «un trattamento più appropriato dei veri investimenti pubblici nei conti pubblici nazionali». Ha esortato i partner a guardare a queste opzioni con «una mente aperta», non «per eludere la disciplina di bilancio ma per rendere la disciplina di bilancio più sostenibile».
La questione è al tempo stesso antica e controversa. Come ha ricordato due giorni fa il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi l’idea di escludere gli investimenti dal calcolo del deficit era stata già discussa nel 1992 e nel 1997, senza successo. Ai tedeschi questa ipotesi non è mai piaciuta. Temono che sia difficile da mettere in pratica e soprattutto da monitorare paese per paese. Insomma temono trucchi contabili.
«L’idea è interessante, e anche giusta – spiega un negoziatore europeo – ma non bisogna dare l’impressione di piluccare ai margini la recente riforma del Patto di stabilità. I mercati non apprezzerebbero». Intanto a Bruxelles, oltre a Monti anche il premier belga Elio Di Rupo e il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy hanno esortato i 27 a un’intesa per rilanciare l’economia. Un vertice informale sul tema potrebbe svolgersi prima del consiglio europeo previsto in giugno.

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