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Monti: «Il calcio andrebbe fermato.- C’è un malcostume continuo»

ROMA — Prima botta: «È un malcostume continuo, con il moltiplicatore di tutta l’attenzione che il calcio giustamente merita».
Seconda botta: «Non sto facendo una proposta, men che meno una proposta che viene dal governo, ma è un desiderio che qualche volta io — che sono stato molto appassionato di calcio anni fa — dentro di me sento: se per due o tre anni per caso non gioverebbe molto alla maturazione di noi cittadini italiani una totale sospensione di questo gioco».
Mario Monti parla a villa Madama, in conferenza stampa, con a fianco il giovane premier polacco, Donald Tusk, cui fa i complimenti per la doppietta realizzata nella sfida tra le nazionali di calcio dei parlamentari, incontro che ha preceduto il vertice. Una gara «sportiva e leale», aggiunge il presidente del Consiglio, in contrapposizione a quello che emerge dalle indagini sul campionato italiano.
La notizia non solo viene subito rilanciata dalle agenzie, ma fa scalpore. La prima volta che un premier parla di calcio in questo modo, la prima volta di un’istituzione così alta che chiede se il primo sport nazionale, per tanti italiani una sorta di fede, non sia meglio pensarlo con la porta chiusa, almeno per un periodo.
È un discorso, anche, da tifoso. Lo sottolinea il premier. Ma c’è, e non per la prima volta, una vena pedagogica, non dissimulata. Non c’è solo la riflessione provocata dall’amarezza; le dichiarazioni hanno volutamente un taglio civico, un’interpretazione proposta dall’autore: «È così facile per la grande maggioranza dei cittadini localizzare tutti i mali dell’Italia nella politica, ma è un errore: ci sono gravi difetti della politica, ma in un Paese non esiste tra politica e società civile quella separatezza che a volte i membri della società civile trovano comodo pensare che esista». Insomma: il calcio sarebbe un prova ulteriore. Saremmo un Paese in crisi non solo per il debito, per lo spread, per la fuga dei capitali, per una politica che non ha dato risposte, per la corruzione e l’evasione fiscale, ma anche per il solo fatto di essere quello che siamo. I politici come i calciatori, gli uni come gli altri.
Ovviamente c’è il fattore specifico, gli arresti, lo scandalo che lambisce la maglia azzurra: «È particolarmente triste quando un mondo che deve essere espressione di valori alti, si dimostra un concentrato di aspetti tra i piu riprovevoli come la slealtà, l’illegalità e il falso». E «trovo inammissibile, e me ne sono occupato quando ero commissario europeo, che si usino soldi dei contribuenti per ripianare società di calcio».
Per non parlare di «fenomeni indegni» come quando gli ultrà hanno fatto sospendere Genoa-Siena per mezzo di un «invisibile ricatto pieno di omertà»: una «manifestazione spaventosa» di «soggezione a poteri occulti» che il governo vuole «ancora approfondire».
Apriti cielo: le reazioni, nello sport come nella politica, non si contano. Non interviene il Coni, ma il suo presidente, Gianni Petrucci, dicono sia molto irritato. Dichiara invece il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete: «Condivido l’amarezza: nessuno sconto per chi ha barato, ma fermare i campionati significherebbe mortificare tutto il calcio, penalizzare chi opera onestamente». Detto questo, oltre al fatto che «il calcio non riceve un euro di fondi pubblici», si può tornare sull’analisi di cui sopra: «Il calcio è nella società civile: non è meglio, ma non è neanche peggio. Ma bisogna evitare il rischio di generalizzazioni».
Ma non è finita qui: per Gianni Rivera sono state «frasi fuori luogo, è Monti che fa Crozza», per Gianfranco Fini «non va preso alla lettera, l’enfasi è stata voluta», per il presidente del Palermo, Zamparini sono solo «stupidaggini». Ma sono solo alcune delle tante reazioni a un discorso inedito.

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