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Monti-Hollande, patto a difesa dell’euro

PARIGI — Dopo Hollande-Merkel e Merkel-Monti, ieri è stata la volta di Hollande e Monti: parole di sostegno all’euro, e di speranza. Pranzo all’Eliseo, su invito del presidente francese. Con Monti, i ministri Grilli (Economia) e Moavero (Affari europei).
Con Hollande, il primo ministro Ayrault, Moscovici (Economia) e Fabius (Esteri). Alla fine, Hollande dice che «bisogna attuare subito le decisioni del summit Ue di fine giugno» e che «la zona euro va difesa, tutelata, consolidata». Monti parla di «graduale schiarimento delle prospettive di stabilità dell’eurozona».
Ma, ciononostante, «non possiamo permetterci neanche un minuto di disattenzione». Fuori dalle dichiarazioni ufficiali, nei colloqui si è stabilito di premere per unione bancaria, rafforzamento dell’unione fiscale, emissione di titoli di debito pubblico comuni. Di contribuire a preparare il terreno affinché il 12 settembre, quando – come si ritiene – la Corte costituzionale tedesca darà il via libera al fondo anti-spread Esm, si possa sollevare la Banca centrale europea dal peso principale dell’intervento in difesa dell’euro. Si prepara un trilaterale a settembre Merkel-Hollande-Monti, qui a Parigi. Tornato a Roma, in tarda serata Monti ha ricevuto dagli Stati Uniti una telefonata di Obama. Il presidente segue con attenzione la crisi dell’euro, perché da questa dipende anche la ripresa dell’economia Usa. Monti ha aggiornato Obama sugli sviluppi del salvataggio dell’euro nelle prossime settimane.
L’incontro di Parigi arriva dopo ripetuti discorsi coordinati per salvare la moneta unica, primo fra tutti quello del presidente Bce, Draghi. Si legge nel documento finale comune: «Francia e Italia sono determinate a fare di tutto per proteggere l’integrità della zona euro». Integrità, parola chiave, che significa: ci tireremo fuori assieme dalla crisi, Grecia compresa. «Gli stati membri – continua il comunicato – devono assolvere i propri obblighi al fine di mantenere il buon funzionamento della zona euro e del mercato interno europeo». Un richiamo a mettere i conti in ordine, ma anche – per i Paesi forti – a impegnarsi affinché il mercato funzioni in modo omogeneo. Oggi il denaro (ad esempio) costa in Italia molto più che in Germania e questo è uno dei motivi che possono giustificare l’intervento della Bce.
I dati economici italiani di giornata non rispondono in pieno al moderato ottimismo di Monti. Borsa in calo, spread in rialzo, il dato sulla disoccupazione di giugno molto alto. Monti ieri mattina a «Radio anch’io» ha detto però che «noi e il resto d’Europa ci stiamo avvicinando alla fine del tunnel». Ha spiegato che «c’è maggiore disponibilità dei singoli governi, compresi quello tedesco e dei Paesi del Nord. Credo». In questo quadro si colloca la «due giorni» in Finlandia, oggi e domani. La Finlandia, paese che cresce e ha un debito che è meno della metà (in percentuale) di quello italiano, arrivò a minacciare l’uscita dall’euro piuttosto che finanziare il debito dei Paesi dell’area sud: «A Helsinki – ha detto Monti – cercherò di dimostrare che i meccanismi di difesa dell’euro fanno l’interesse dell’intera Europa».
La data delle elezioni, è stato chiesto, può influenzare lo spread? «Lo scenario peggiore – ha risposto Monti – sarebbe arrivare alle elezioni senza una riforma elettorale e in un clima di disordinata rissa tra i partiti. I mercati internazionali sarebbero legittimati a nutrire scetticismo su quello che succede dopo questo governo». I partiti dovrebbero rendere esplicito che intendono «continuare la linea europea di disciplina e di riforme strutturali». Per rispondere al quesito classico sulla sua «discesa in campo» nel 2013, Monti è ricorso all’humour: «Sto diminuendo coscientemente la sensibilità auditiva…».

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