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Monti: ho aumentato le tasse per colpa di irresponsabili

ROMA — Non ha passato la giornata solo a vagliare i nomi delle sue liste insieme ad Enrico Bondi, lavoro che peraltro ha definito «migliore» di come glielo avevano raccontato. Mario Monti ha passato un’ora esatta anche negli studi di Tgcom24, tv berlusconiana, nella trasmissione «Check Point», a parlare di economia, disoccupazione, tasse e povertà. Proprio dall’«emergenza sociale» è partito il presidente del Consiglio ormai in piena campagna elettorale: «Non è finita». O, meglio, se si è attenuata «quella finanziaria», resta il compito di arginare quella economica che produce «una disoccupazione drammaticamente alta». E che impone una «mobilitazione dei riformatori», tutti coloro che «hanno la volontà di battersi contro i privilegi, le tutele eccessive, i corporativismi e le lobby».
È su questo argomento che lancia i primi affondi contro chi lo ha preceduto al governo e non è stato capace di sbloccare la situazione. Ce n’è per tutti, destra come sinistra. Ma la parola più forte Monti («irresponsabili») la usa per bollare le promesse «illusorie» fatte in passato dallo schieramento che fa capo a Silvio Berlusconi: «Se ho dovuto aumentare le tasse è perché alcuni irresponsabili avevano portato il Paese a quel punto. Mi hanno chiesto di salire su un treno in corsa che stava deragliando, ma adesso possiamo guardare a una prospettiva di riduzione graduale delle tasse, accompagnata da un taglio significativo della spesa pubblica».
Gli uni illudono, gli altri, la sinistra intesa come Cgil, «bloccano» i tentativi di ripresa: «Una parte della sinistra pone molta attenzione, in teoria, all’aspetto delle uguaglianze ma spesso soffoca i meccanismi di crescita: sono rimasto molto colpito che due-tre mesi fa tutte le parti dei datori di lavoro e tutti i sindacati si sono messi d’accordo per un serio impegno per aumentare la produttività. Tranne uno, il più grande».
Lui invece, che prima stava «sopra le parti», ora promette di «stare dalla parte della gente comune che ha una grande diffidenza nei confronti della politica». E poi delle famiglie che fanno fatica a tirare avanti e dei giovani disoccupati. Ma non è l’uomo dei poteri forti? Su questo punto il premier, accusato da più parti di essere amico dei banchieri e della grande finanza internazionale, ha ormai deciso di andare al contrattacco. E per dimostrare che «è vero il contrario» spiega che è stato lui, quando era commissario Ue, ad aprire un procedimento contro la Microsoft di Bill Gates e a bloccare la fusione tra General Electric e Honeywell: «Loro — riferendosi alla sinistra — castigano a parole il sistema capitalistico, io l’ho fatto con i fatti». Ricordando che ora, anche in Italia, «gli speculatori saranno colpiti dalla tassa sulle transazioni finanziarie, sulla quale il governo Berlusconi era contrario mentre io ho dato parere favorevole».
Arriva anche la domanda sull’Imu, nel giorno in cui l’Unione Europea raccomanda di cambiarla almeno in parte. E lui risponde leggendo intere frasi del rapporto Ue («che traduco dall’inglese»): «Quella fondamentale dice che la tassa sugli immobili è stata introdotta su richiesta della stessa Unione». Precisa inoltre che in quel testo si «apprezzano» alcuni aspetti della forma di Imu adottata, anche se alla fine si raccomanda, è vero, una «maggiore progressività» nell’applicazione di quell’imposta. La sintesi la fa citando un Umberto Bossi che nel 2008 aveva detto: «Occorre rimettere l’Ici». Proprio mentre il suo alleato Berlusconi la toglieva: «Bisogna distinguere tra sogni e progetti realizzabili».
La novità che vuole presentare Monti, con la sua «salita» in politica, è la società civile. Non solo nella sua lista, ma, precisa, come «base» per rimettere in moto la società e l’economia. Definisce le piccole e medie imprese «l’ossatura» del Paese e assicura che combatterà per ridurre i costi della politica. Che sono «sprechi» e «furti» dei partiti, come ha registrato anche la cronaca degli ultimi mesi, ma anche «retribuzioni eccessive» che occorrerà «toccare senza demagogia».
Infine una risposta a chi, a destra e a sinistra, continua a ripetere che «la produzione è scesa» durante il suo governo: «È verissimo, ma volevamo continuare in un’onda illusionistica che avrebbe poi presentato un conto ancora più grande?». E un attacco a chi puntava a smantellare del tutto il titolo V della Costituzione: «La stagione del federalismo maniacale ha contribuito alla paralisi del Paese: io che sono cittadino del Nord non mi riconosco in questo aborto di pulsione federalista che ha peggiorato l’Italia nel suo insieme e quindi danneggiato anche il Nord».

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