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Monti: fisco amico, non repressivo. Non pagheranno i soliti noti

di Marco Galluzzo

ROMA — Che dovesse arrivare lui stesso alla Camera, restare chiuso nella stanza del governo per oltre sei ore, delegare al ministro Giarda, in una stanza attigua alla sua, il confronto tecnico con i partiti, supervisionare l'avanzamento dei lavori sino al tardo pomeriggio, per esser infine costretto a rinviare alle dieci di sera il suo intervento di fronte alle commissioni Bilancio e Finanze di Montecitorio, non era previsto.
Fra colpi di scena, ritardi, slittamenti di agenda, il presidente del Consiglio ieri ha toccato con mano quanto possa esser difficile mettere d'accordo esigenze diverse e allo stesso tempo accontentare tutti, almeno per una quota delle richieste: se alla fine l'asse della manovra ha retto, così come i saldi, l'impresa è stata più complessa del previsto, ma non infruttuosa.
Alle dieci di ieri sera è lo stesso Monti a fare una sintesi, anche orgogliosa: «Grazie al lavoro in Parlamento siamo in grado di accogliere emendamenti che migliorano il decreto e ne aumentano l'equità». La manovra, aggiunge, «porta un aumento della pressione fiscale ma l'alternativa sarebbe stata un avvitamento nella crisi del debito sovrano che porterebbe, non alla recessione ma alla distruzione del patrimonio e all'evaporazione del reddito degli italiani».
La difesa del decreto è a tutto tondo. Primo: «La riduzione nei prossimi mesi dei tassi di interesse» sui titoli pubblici, «che noi auspichiamo, sarà un importante elemento antirecessivo». Secondo: oltre ad aver aumentato sino a tre volte la pensione minima la fascia di esenzione dal blocco delle indicizzazioni, il governo ritiene di aver fatto una manovra equa anche sul fronte del fisco e della lotta antievasione; «l'Agenzia delle Entrate, grazie a maggiori informazioni e tracciabilità, avrà grandi risultati», che porteranno ad «un fisco che diventa amico e che vogliamo non repressivo».
Sul punto specifico il premier viene più volte interrotto e ad un tratto ha bisogno di alzare il tono della voce: «Mi permetto di percorrere i luoghi comuni di questa manovra, per esempio quello dei "soliti noti"». E invece «esiste una concretezza delle misure specifiche» che arrivano alla definizione di una manovra che il governo ritiene la più equa possibile.
Fa un esempio, per ribattere alle critiche: «Ci siamo posti il problema della tassazione dei patrimoni, ci sono state ragioni tecniche decisive per non farlo, anche se a noi non sarebbe dispiaciuto, non abbiamo tabù; per questo ho chiesto ai nostri tecnici, ma la risposta è stata "forse si può fare, ma dopo due anni di lavoro intenso per avere basi conoscitive migliori". Farlo per un annuncio avrebbe avuto il duplice effetto negativo di non produrre gettiti nel breve periodo e peraltro incoraggiare la fuga di capitali dal Paese». In sintesi: «Avremmo abbaiato ma non morso».
Non per questo si è rinunciato all'idea: «L'insieme delle misure producono l'effetto di un intervento sul patrimonio che ci sembra equo e razionale, non pagheranno i soliti noti. Anzi, c'è strutturalmente nuova materia imponibile, sono "nuovi noti"».
Se si aggiungono le nuove tasse su aeromobili, auto di grande potenza e altre misure, come l'aggravio del prelievo su liquidazioni e pensioni d'oro, «riteniamo di avere introdotto senza drammi l'imposta patrimoniale possibile, fattibile in questo momento storico: nessun altro ci si era avvicinato».
Il tutto è condito con un'ulteriore rivendicazione, di aver fatto sinceramente tutto il possibile, «se è consentito ai tecnici avere sentimenti, valori e ideali». Poi un'inattesa stoccata all'esecutivo precedente: «Non sarei stato lieto, se fossi stato membro del governo italiano, di ricevere, e forse di avere invocato, una lettera firmata dalla Bce». Immediate la reazione di Cicchitto (Pdl): «Monti, a tratti, mi ricorda Tremonti: riesce a far arrabbiare tutti». Aggiunge Reguzzoni (Lega): «Non fu Berlusconi a invocare la lettera della Bce ma un ministro il cui cognome somiglia molto a quello di Monti».
Infine dal premier, l'ultima rivendicazione del premier diretta ai partiti: «È vero che non occorrevano dei professori per questa manovra, parole sacrosante, ma mi chiedo perché non l'avete fatto prima voi?». Risposta, dello stesso Monti: «Ci avete chiamato perché eravate paralizzati da blocchi incrociati, spero che torniate voi a guardare al futuro».
 

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