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Monti: finita la crisi dell’Eurozona

di Marco Galluzzo

BOAO (Hainan) — Onorato per essere l'unico occidentale invitato sul palco del Forum, preceduto dal vicepremier cinese, Li Keqiang, che ha incontrato il giorno prima e che in autunno potrebbe essere il nuovo primo ministro designato della Repubblica popolare, Monti apre uno dei più esclusivi meeting internazionali sull'economia mandando un messaggio a imprenditori e governanti di questo spicchio di Estremo Oriente: «La crisi dell'Eurozona è stata superata, sono volato qui in Asia proprio per dirvi di rilassarvi un po'».
L'intervento di ieri mattina al Forum di Boao, nell'isola di Hainan, estremo meridione cinese, a due passi dalle coste vietnamite, è l'ultima tappa del viaggio iniziato più di una settimana fa a Seul, viaggio che lo ha portato fra gli altri a Tokyo e Pechino. Davanti ad una platea in cui si incontrano leader politici ed economici cinesi, vietnamiti, indiani, pachistani e giapponesi, il presidente del Consiglio offre ottimismo ed estrema fiducia.
Fiducia che fa perno innanzitutto sull'Italia e sul percorso di riforme avviato: il relax che chiede ai suoi interlocutori è una metafora per suggerire meno ritrosie su investimenti commerciali e finanziari nel nostro Paese e nella Ue, per togliere un pizzico di paura residua a chi continua a vedere l'Europa come un Continente in crisi, alle prese con il problema dei debiti sovrani. Invece Monti dice che ormai si è voltata pagina, anche «grazie al più solido sentiero di risanamento imboccato».
Il premier esordisce dicendosi consapevole che l'Italia è stata vista in questi ultimi mesi con «un misto di speranza e apprensione», ma ovviamente è la prima che vuole rinsaldare, ricordando l'obiettivo del pareggio di bilancio l'anno prossimo, «i fondamentali del nostro Paese migliori di quelli di tanti altri Paesi della Ue», le riforme già vigenti, quella del lavoro in gestazione; il tutto avviato anche grazie «al supporto inedito dei partiti e al largo sostegno dell'opinione pubblica».
Della riforma «radicale» del mercato del lavoro, tema su cui gli investitori cinesi, istituzionali e non, sono molto sensibili, il premier dice che si è mirato a modernizzare la rete della sicurezza dei lavoratori e insieme ad aumentare la flessibilità per le aziende nella gestione della forza lavoro. Sono le due parti di un equilibrio complessivo che il capo del governo ritiene irrinunciabile, che spera «approvato in modo veloce» e di cui discuterà già oggi, a Roma, con il ministro del Welfare Elsa Fornero, prima di licenziare il testo definitivo. Mentre ricorda le tappe della crisi Monti paragona l'Italia alla Germania, primo partner commerciale di Pechino nella zona euro, dicendo che anche noi «siamo stati molto "tedeschi" nell'osservazione della disciplina di bilancio».
Restituisce infine alla platea anche un pizzico del clima vissuto sino ad alcune settimane fa: «I mercati ci hanno messo un po' di tempo a capire le nostre riforme, è stato un tempo tremendamente lungo, ma alla fine gli spread hanno cominciato a scendere». Abbiamo insomma «messo ordine in casa nostra e siamo ormai in un sentiero credibile di finanza consolidata».
Il futuro visto da Roma, e in questo «dobbiamo mettere un po' di fretta alla Germania», è ora sfruttare fino in fondo «le inesplorate possibilità di crescita della Ue, che sono enormi» e che devono essere perseguite con il «giusto mix di rigore di bilancio e sviluppo».
E visto che la cortesia e l'attenzione ai dettagli in queste terre sono fattori decisivi Monti conclude il suo discorso rivolgendosi a Li Keqiang dicendo che d'ora innanzi il nostro Paese avrà due benchmark: non solo lo spread fra i nostri Btp e i Bund tedeschi, come indicatore dell'affidabilità del nostro Paese, ma anche «quanto le imprese e il governo cinese vorranno investire in Italia» nel prossimo futuro.
 

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