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Monti evita lo scontro ma boccia l’idea del super commissario

Le prime due ore del summit di Bruxelles vanno via in un surreale dibattito sul Nobel per la pace all’Unione europea. Dopo un’impasse diplomatica che per qualche giorno ha imbarazzato l’Ue, i presidenti Van Rompuy (Consiglio), Barroso (Commissione) e Schulz (Parlamento) spiegano che saranno loro a ritirare il premio ad Oslo. Sul podio saliranno, a turno, Van Rompuy e Barroso. Che leggeranno mezzo discorso a testa. Già spiazzati dalla bizantina soluzione su chi rappresenterà l’Europa alla cerimonia, i leader si sentono recapitare l’invito da Van Rompuy: «Venite anche voi». Ma in molti, racconta un diplomatico, non muoiono dalla voglia di recarsi in Norvegia per accomodarsi tra il pubblico. Così negli interventi successivi più di un premier si spertica sull’importanza del riconoscimento all’Europa senza accettare apertamente l’invito. Nelle stanze di Bruxelles le violenze di Atene sembrano una realtà lontana.
E’ a cena che la discussione entra nel vivo, con lo scontro tra la Merkel e Hollande sulle banche. Un ritorno al passato se è vero che il premio Nobel voleva far capire ai leader la responsabilità che pesa sulle loro spalle per evitare la disintegrazione del continente. E invece — tra un brasato e un trio di cioccolata — campagne elettorali ed egoismi nazionali continuano a dividere. Il francese vuole il via libera alla vigilanza unica europea entro fine anno in modo da permettere (la condizione è stata posta da Berlino) il salvataggio diretto degli istituti di credito spagnoli. I tedeschi invece frenano, non hanno fretta di mettere le loro banche territoriali nel mirino europeo. E sono appoggiati dai fedelissimi di sempre, olandesi e finlandesi, ai quali si aggiungono danesi e svedesi. La partita si gioca tutta su un avverbio: Hollande pretende che nelle conclusioni del vertice venga confermato quanto deciso a giugno, ovvero che la supervisione sulle banche in capo alla Bce venga messa in piedi per dicembre. I tedeschi
vogliono aggiungere una postilla: «Hopefully». Possibilmente. Un modo per annacquare l’impegno che per Hollande potrebbe tornare ad irritare i mercati. Alla fine troverà un compromesso con la Merkel, favorevole alla Francia.
Monti è con Hollande, ma questa volta non gioca in prima linea. Non vuole trovarsi in mezzo allo scontro tra Francia e Germania su un tema importante ma che «non rappresenta una nostra priorità». Il premier arriva a Bruxelles a metà pomeriggio. Vede in bilaterale Hollande. Poi entrando nella sala del summit incrocia la Merkel: i due si salutano con un doppio bacio sulla guancia. «In questo vertice siamo sereni, non abbiamo bisogno di un supplemento di adrenalina» dopo la battaglia di giugno sullo scudo anti-spread, spiega il Professore
ai suoi collaboratori. Il premier oltretutto non vuole cadere nel trappolone della Merkel che in mattinata al Bundestag spara l’idea di uno “Zar delle finanze” europeo con potere di veto sulle manovre finanziarie nazionali. «E’ un diversivo», è l’analisi della delegazione italiana, una pistola sul tavolo per ottenere soddisfazione sulle banche. Meglio non abboccare, meglio evitare lo scontro con la Merkel in un summit interlocutorio (la nuova governance dell’euro sarà decisa a dicembre). Di fatto però Monti, e non è il solo, non apprezza l’idea del super-commissario con poteri illimitati. Troppi poteri senza una legittimazione democratica difficili da giustificare da un punto di vista legale. Anche di fronte ai parlamenti nazionali, che verrebbero scavalcati dall’uomo nuovo di Bruxelles. Diversa invece l’analisi sull’idea di finanziare il futuro bilancio dell’Eurozona (lanciato da Van Rompuy nel suo rapporto sulla nuova governance della moneta unica) con la Tobin Tax. «E’ un’evoluzione naturale», recita il pensiero del premier, finanziare il bilancio della moneta unica con una tassa europea (in alternativa a quella sulla finanza si pensa alla Carbon Tax, il balzello sull’inquinamento). Certo, i dettagli sono ancora tutti da scrivere e i problemi tecnici da superare non sono pochi. Ma non fa paura il fatto che il governo abbia già inserito gli introiti della Tobin Tax, stimati in oltre un miliardo, nella Legge di Stabilità a copertura di altre misure: per Monti si tratterebbe di una “partita di giro” visto che con il nuovo fondo si ridurrebbe il contributo nazionale al tradizionale bilancio dell’Ue a ventisette.
A Bruxelles si parla anche di Spagna e Grecia. Se sulla richiesta di scudo antispread di Madrid restano mille dubbi, cresce l’ottimismo sulla Grecia. Aspettando il rapporto della Troika si fa strada l’idea di concedere ad Atene più tempo per risanare. Un anno o due, come chiesto da Samaras per evitare il tracollo sociale del Paese. Gli europei stanno studiando i costi di tale concessione. Che alla fine dovrebbe arrivare.

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