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Monti: “Economia vittima dei governi passati”

DAVOS — Davanti al Gotha dell’economia mondiale riunito tra le nevi di Davos, la montagna incantata di Thomas Mann, Mario Monti spiega che gli italiani e i giovani in particolare “sono le vittime dei governi precedenti che non sono stati abbastanza forti contro l’evasione fiscale, la corruzione, gli interessi particolari e le manipolazioni dei mercati”. Vittime cioè di «promesse elettorali che spesso hanno aggravato la crisi». La salita in politica, che «va contro la mia natura » e pure «i miei interessi personali » è dunque prima di tutto «un obbligo morale».
Il presidente del Consiglio dimissionario e candidato premier centrista con “Scelta civica” replica così ai leader di partito, ultimo lo stesso Bersani, che continuano a punzecchiarlo. Approfitta della platea internazionale di Davos per assicurare che lui “mai” ha detto che i sacrifici li chiedeva l’Europa: «Servivano, perché eravamo sull’orlo del disastro ». E comunque, adesso in Italia «il clima è cambiato», il paese è “rispettato” e c’è pure «un interesse degli investitori stranieri»: «L’ho visto proprio qui».
Eppure le statistiche, quelle dell’Fmi in particolare, continuano a dipingere l’economia nazionale in piena recessione: Pil a meno 1% quest’anno, come dice la Banca d’Italia, rimbalzo a più 0,5% l’anno prossimo. Il Fondo rivede al ribasso le stime per tutti i paesi, anche se intravede nell’aria segni di ripresa: Il «collasso » dell’economia mondiale è stato «scongiurato», assicura Christine Lagarde, numero uno dell’organismo, che interviene subito dopo. Ma «il 2013 sarà un anno da “o la va o la spacca”. Poi, guardando il premier italiano aggiunge: “ Dobbiamo preservare ciò che è stato raggiunto grazie al coraggio di uomini e donne del calibro di Mario Monti».
Il presidente del Consiglio dimissionario apre i lavori del summit di Davos: un incarico di rilievo, una novità assoluta per l’Italia. Arriva nella “plenary hall”, così si chiama il salone centrale del congresso, dopo aver visto la business community, dopo aver parlato a porte chiuse con gli investitori stranieri e dopo una serie di incontri bilaterali, con Henry Kissinger così come con il presidente del Parlamento europeo, Martin Schultz. Viene accolto da un lungo applauso. Il presidente del Forum Klaus Schwab, che già nei mesi scorsi, a Villa Madama, lo aveva messo tra le personalità di rilievo della Ue insieme alla tedesca Angela Merkel, ora lo presenta come un “amico di lunga data”, un “uomo ammirato dall’Europa”, un “esempio da seguire”. Dai microfoni, Monti rivendica l’azione e i risultati del suo governo. Dice di non aver “mai dubitato” della capacità di agire, nel mezzo della tempesta: «Sapevo che la battaglia sarebbe stata dura». Dipinge l’Italia di oggi “molto diversa” da quella di quattordici mesi fa, più sana e più rispettata. E proprio nel giorno in cui l’Fmi diffonde stime non troppo lusinghiere, pronostica che il tempo delle vacche magre sta per finire, che la ripresa economica arriverà presto, «già dalla seconda metà del 2013». Da Roma, una nota di palazzo Chigi assicura che «il risanamento prosegue ». «In ogni paese quello delle riforme è un processo senza fine. Anche la Germania ne fa, come dimostra l’azione del cancelliere Merkel», puntualizza Monti. Come sempre, ci tiene a lodare pubblicamente le mosse dell’altro Mario, il presidente della Bce Draghi senza il quale per l’Italia «sarebbe stato tutto più difficile». Sta attento a non fare promesse. Sul governo che verrà, dice solo che dovrà prestare grande attenzione al dramma dell’evasione fiscale: «spero che gli strumenti per sconfiggere gli evasori siano ancora più incisivi, in futuro». Trova anche il modo di accennare al ventilato referendum inglese sull’Europa: si augura che vinca il si. «Non abbiamo bisogno di europeisti riluttanti», chiosa.

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