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Monti e la crescita: Merkel si è convinta

di Monica Guerzoni

ROMA — Ora anche la Cancelliera tedesca sembra essersi convinta che spingere la crescita dell'Europa, per alzare un argine alla crisi dei debiti sovrani, sia «una priorità». E Mario Monti, da settimane al lavoro per smussare le pretese rigoriste della Germania, non può che essere contento di come sono andate le cose ieri a Berlino. «Sono soddisfatto, l'esito del vertice tra Merkel e Sarkozy è molto positivo», ha commentato il premier con i collaboratori, con i quali sta mettendo a fuoco i dettagli della sua visita di domani nella Capitale tedesca.
Venerdì a Parigi il Professore aveva detto che «l'Italia lavora mano nella mano con la Francia, così come con la Germania» e il bilaterale di ieri non lo ha smentito. Anzi, sembra aver rafforzato la suggestione di un'Europa più solidale e di un possibile patto a tre, che Monti spera di rilanciare domani a Berlino nel faccia a faccia con la Merkel e, soprattutto, nel trilaterale del 20 gennaio a Roma.
«Il fatto che adesso anche la Merkel parli di crescita — ragiona il capo del governo — è innegabilmente un successo». Avanti dunque, sia pure con i piedi di piombo. Scambiando opinioni con il consigliere diplomatico Pasquale Terracciano e con i ministri coinvolti dai dossier europei, il premier ha detto loro di non aspettarsi risultati immediati dal viaggio a Berlino, perché il processo per ricostituire un metodo comunitario «è lento e graduale» e non è il caso di «farsi illusioni sull'oggi». Però Monti sente che l'Italia è in campo. E pur con la dovuta prudenza, vista la reazione per nulla incoraggiante dei mercati, confida di poter presto raccogliere i frutti della sua missione internazionale. Prima del 20 gennaio, novità che conferma come Roma possa tornare ad essere un crocevia di incontri al vertice, arriverà nella Capitale il premier polacco Donald Tusk.
Ora che i provvedimenti della «fase due» sono in cantiere, Monti è convinto di avere la coscienza a posto. All'Europa ha chiesto di fare la sua parte per migliorare la governance dell'Eurozona e i due Paesi più grandi, sia pure con diversi gradi di entusiasmo, sembrano intenzionati a non deludere le attese. «Se non stiamo uniti — è la tesi di Monti — non ci sono prospettive di crescita per nessuno». E gli Eurobond? Restano un miraggio, ma pazienza. Il premier ha già detto che non sono uno strumento su cui si può puntare a breve termine. In compenso la Merkel chiede misure che Monti ha energicamente caldeggiato, vuole che la Bce potenzi il fondo «salva Stati» e si mostra decisa ad accelerare su lavoro e crescita. Due parole che il premier non si stanca di declinare. Il 18 gennaio a Londra, giorno in cui vedrà Cameron, terrà una lecture alla London School of Economics sulle «sfide per la crescita» nell'economia globale. Quanto all'accelerazione sul nuovo Patto di bilancio, il ministro delle Politiche comunitarie Enzo Moavero assicura che «la notizia non desta particolare preoccupazione». Anche per lui «la cosa più importante è l'apertura della Merkel sulla crescita, un discorso che abbiamo avviato noi». Sulla Tobin Tax le cose sono più complicate. Sarkozy la vuole, la Merkel pur di accontentare l'alleato si schiera a favore e Monti (che pure non la riteneva una priorità), darà il via libera.
Di ritorno da Londra, dove ha incontrato alcuni ministri in vista del bilaterale con Cameron, Moavero conferma il cauto ottimismo che filtra da Palazzo Chigi: «Sarkozy e Merkel credono nell'Euro e nell'Unione e sono determinati a raggiungere l'accordo sulla disciplina di bilancio». E l'Italia? Non rischia di restare fuori dall'abbraccio? No, assicura Moavero: «Dialogano tra loro e dialogano con noi».
Sul fronte interno il Pdl è in fibrillazione fortissima e il leader del Pd deve contenere il disagio dei suoi. «Non mi piace tutto quello che ha fatto Monti — ammette Pier Luigi Bersani —. Due o tre cosucce le deve cambiare». Smentisce di aver chiesto una cabina di regia però vuole che Monti, per contare in Europa, stringa il rapporto con i partiti: «Il Parlamento non ce l'ha solo la Germania. Le forze politiche possono rafforzare la posizione italiana, con il contatto diretto col capo del governo».
 

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