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Monti: “È il momento di comprare in Italia”

Mario Monti vola in Kuwait, incontra l’emiro, rassicura il governo sugli sforzi fatti dall’Italia per il risanamento e li invita a venire in Italia, a investire. Kuwait City è la prima tappa di un viaggio nel Golfo Persico a caccia di investitori. Lì i soldi non mancano. In Italia «le valutazioni degli asset sono ai minimi storici» e «servono capitali per la crescita», spiega il premier ai potenziali investitori. Il momento è dei migliori: «I titoli a reddito fisso e le valutazione delle imprese sono bassi» e dunque si compra «a buon mercato». Un messaggio chiarissimo quello che il premier ha riservato agli investitori «più avveduti, quelli che sono in grado di valutare il percorso di risanamento». L’offerta è ampia. C’è da comprare «asset, equities e probabilmente anche real estate, destinati a rivalutarsi», perché l’Italia avendo «perso 10-15 anni rispetto all’Eurozona, se si rimette in carreggiata ha una potenzialità maggiore rispetto ad altri Paesi». Attirare capitali, ma anche accompagnare le imprese all’estero è l’altro obiettivo del tour. Con Monti c’erano infatti i vertici della Cassa depositi e prestiti e del suo Fondo strategico, nato un anno fa, con il compito di aprire la strada alle imprese italiane nel mondo. E proprio in Kuwait è ai nastri di partenza un piano di sviluppo che vale 150 miliardi di dollari
negli anni 2010-2014.
Una “caccia” agli investitori che certo non inciderà oggi sull’apertura dei mercati che attendono di vedere invece come finirà lo scontro consumatosi nella Troika sugli aiuti alla Grecia, per ora bloccati dall’Fmi. L’Eurogruppo si riunisce domani, ma ci sarà, appunto, anche il direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde. La disputa è sui tempi: il Fondo chiede un discesa del rapporto debito-Pil al 120% entro il 2020. L’Eurogruppo, vista la situazione drammatica vuole due anni di proroga, al 2022. La Grecia per ora se l’è cavata vendendo un pugno di titoli sul mercato, ma l’ossigeno finisce venerdì. Meno al cardiopalma l’incontro di oggi tra il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, i banchieri, Abi e Mediobanca. Almeno tre gli argomenti: l’aumento delle sofferenze dal lato delle imprese, che toccheranno il picco nel 2013. Non c’è alcun allarme, ma visti i tanti tavoli di crisi aperti al ministero dello Sviluppo c’è qualche preoccupazione. Si discuterà anche della forte contrazione del margine unitario e dei criteri di Basilea 3. Gi Stati Uniti non li adotteranno. Ma «visto che la crisi è partita proprio dagli Usa – si chiede un banchiere – non si capisce perché l’Europa dovrebbe adottarli, portandosi tra l’altro dietro uno svantaggio competitivo».

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