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Monti e Hollande “garanti europei”

ROMA — Anche l’agenda europea ha bisogno di garanti. E ieri Monti e Hollande si sono presentati ai cronisti, a Villa Madama, in questa veste. L’integrazione economica e finanziaria: «Veglieremo», hanno detto entrambi, perché si avveri. Gli interventi della Bce e del fondo salva Stati: il premier italiano e il presidente francese attendono con ansia i dettagli, preferiscono non commentare le indiscrezioni ma anche in questo caso «vegliano», perché siano corrispondenti alle decisioni dell’ultimo Consiglio Ue.
Le garanzie spese dai due presidenti si estendono, nel corso della conferenza stampa, all’impegno comunitario per la crescita europea e l’occupazione, alla vigilanza bancaria unica, oltre che alla realizzazione della Tav, progetto confermato per l’ennesima volta, che sarà utile discutere a dicembre, proprio a Lione, per il prossimo vertice intergovernativo fra i due Paesi.
Oltre un paio d’ore di colloqui, per la terza volta in pochi mesi, vedono i due presidenti intorno al tavolo della sala che ospita il vertice. Li affiancano i ministri degli Esteri, dell’Economia, degli Affari europei. I rispettivi ambasciatori. Al termine dell’incontro, tocca a Monti riassumere così uno dei nodi centrali del confronto: «Sono sicuro che il presidente Hollande e io veglieremo affinché i passi avanti compiuti dall’ultimo vertice europeo» per combattere lo spread siano «completamente realizzati».
Il riferimento primo è legato all’intervento della Bce a difesa della stabilità dei mercati del debito. «In queste settimane stiamo vedendo gli sviluppi operativi» delle decisioni prese nel consiglio Ue del 28 e 29 giugno, sottolinea Monti. Mentre con l’inquilino dell’Eliseo, che sul tema auspica misure «rapide», condivide la scelta di non entrare nel merito, evitando di commentare le dinamiche che coinvolgono in queste ore l’istituto di Francoforte.
Entrambi sembrano in sintonia su un dettaglio di non poco conto: gli eventuali aiuti che Bce e fondo salva Stati possono offrire a un Paese non dovrebbero contenere ulteriori obblighi, al netto di quelli già presi con le istituzioni comunitarie.
Si vedrà nei prossimi giorni. Per il momento, dice Hollande, «il miglior commento è non farne, la mia posizione resta quella del Consiglio Ue del 28 e 29 giugno, ovvero che ci sia la possibilità, attraverso il meccanismo di stabilità, di intervenire insieme e rapidamente, subito dopo la decisione della Corte di Karlsruhe». Gli fa eco Monti, in questo modo: «Ho ascoltato con particolare attenzione le parole del presidente Hollande per vedere se ci fosse una sola parola su cui non fossi d’accordo e non l’ho trovata».
A porte chiuse si discute anche dei prossimi passi che l’Europa dovrà compiere, in termini di integrazione di bilancio, economica e politica. Hollande accenna al tema, ma lo esclude da una personale ricostruzione delle prime tre tappe che ha di fronte a sé l’Unione: interventi Bce; soluzione dei casi di Spagna e Grecia; vigilanza bancaria comune. L’argomento però è sul tavolo, da ottobre entrerà nel vivo. Con quali sfumature rientri anche nella «sinergia e identità di vedute» di cui parla il nostro premier non è possibile sapere.
Hollande fa infine professione di unità, allargata alla Germania: «Con il premier Monti e la cancelliera Merkel siamo in forte convergenza per risolvere le questioni di tutti gli europei». Mentre da parte sua il capo del governo italiano ribadisce che l’Italia è ancora in attesa di vedere riconosciuti tutti i suoi sforzi: «Fare i compiti a casa è necessario, ma non sufficiente», perché «occorre che, via via che un Paese realizza i progressi lungo le direttrici europee, ci sia un riconoscimento da parte dell’Ue».
Un accenno ai prossimi impegni del governo, agli incontri con le parti sociali, in tema di «produttività e competitività», permette al premier di dire che «il governo si sforza per migliorarle, con l’aiuto del Parlamento, ma occorre che lavoro e impresa acuiscano gli sforzi. È il momento di lavorare insieme per creare lavoro». È ora che «ogni soggetto economico faccia i suoi sforzi per convergere verso la crescita».

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