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Monti convoca l’unità di crisi “Pronti a misure di emergenza”

Il comitato per il coordinamento della politica economica e finanziaria è dunque convocato all’indomani della giornata dei record, quella con Piazza Affari ai minimi storici e lo spread tornato a livelli pre-Monti. Presiederà il Professore. Ci saranno il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, quello per lo Sviluppo economico Corrado Passera e il titolare agli Affari europei Enzo Moavero. Non è prevista la presenza del governatore di Bankitalia Ignazio Visco, che però in caso si aggravarsi dell’emergenza al vertice in programma per oggi pomeriggio potrebbe aggiungersi all’ultimo minuto. Così il team creato dieci giorni fa dal presidente del Consiglio proprio per affrontare quello che si preannuncia un terribile agosto farà il punto su una situazione che ha iniziato a precipitare già in questi giorni e che tra Palazzo Chigi e il Tesoro viene definita «pesante ma non drammatica».
Non drammatica significa che al momento il governo considera il livello degli spread «gestibile» e non intende prendere in considerazione nuove misure per fronteggiare la crisi. Eppure nessuno è in grado di escludere che se la polmonite dell’euro dovesse ulteriormente peggiorare – la Grecia ha più di un piede fuori dalla moneta unica e la Spagna vacilla – potrebbe essere necessario prendere «misure di pronto intervento proporzionate alla gravità della crisi». Per non parlare dell’ansia con la quale molti ministri aspettano l’ipotetico intervento della Bce per raffreddare i tassi, ultimo baluardo fino a quando non entrerà in vigore lo scudo antispread. Per ora, comunque, il gabinetto di guerra di Palazzo Chigi dovrebbe semplicemente tracciare vari scenari all’interno dei quali il Paese si potrebbe trovare costretto a muoversi consapevole
che il tempo stringe e che l’emergenza potrebbe precipitare da qui alle prossime settimane. Ma per ora senza arrivare ad ipotizzare interventi straordinari o traumatici.
Certo è che la gaffe spagnola sulla falsa iniziativa congiunta con Italia e Francia sullo scudo anti- spread ha molto irritato il governo italiano, a partire da Monti. Le cose sono andate così. Ieri a Bruxelles era in corso il Consiglio Affari generali. Come da routine i ministri europei hanno dedicato parte della loro discussione ai seguiti del summit Ue di fine giugno.
Una dozzina di loro ha sottolineato la necessità di attuare rapidamente il piano sulla crescita da 120 miliardi deciso lo scorso mese dai leader. Quindi la discussione è scivolata su altri temi senza che ci fossero iniziative particolari sugli spread. Si può dunque immaginare lo stupore dello staff di Palazzo Chigi quando sui monitor sono comparsi i flash di agenzia che parlavano di una iniziativa congiunta sullo scudo anti-spread firmata da Italia, Francia e Spagna lanciata dai ministri presenti alla riunione di Bruxelles. Ovvero Mendez de Vigo, Enzo Moavero e
Bernard Cazeneuve.
Da Palazzo Chigi è subito partita una telefonata diretta alla Moncloa. Di fronte agli interrogativi dei colleghi italiani, i collaboratori del premier Mariano Rajoy hanno detto di non sapere nulla dell’iniziativa. Poco dopo il comunicato con il quale de Vigo l’aveva annunciata è scomparso dal sito del ministero degli Esteri spagnolo. Poi nel corso di una telefonata tra lo staff di Monti e quello dell’Eliseo si è deciso di smentire subito l’esistenza di una controffensiva a tre contro la Merkel e gli altri falchi del Nord. Smentita comparsa dopo pochi minuti su tutte le agenzie. A Palazzo Chigi l’irritazione è forte: «In una giornata così delicata per i mercati hanno creato un’ora di fibrillazioni per nulla». Oltretutto
la fantomatica “offensiva” a tre per quanto evocativa – Monti, Rajoy e Hollande sono stati alleati nel vertice del 28 giugno per strappare alla Merkel lo scudo antispread – non avrebbe portato da nessuna parte. Semplicemente perché il meccanismo di difesa sui mercati oggi non è bloccato dai governi dei rigoristi del Nord Europa, ma dalla Corte Costituzionale tedesca che si è presa fino al 12 settembre per decidere sulla compatibilità del fondo salva-stati dell’Unione (l’Esm, che avrà anche il compito di intervenire sugli spread) con la
Grundgesetz federale. Dunque l’iniziativa non avrebbe avuto molto senso. Ma denuncia, spiegano tra Roma e Parigi, «l’enorme fibrillazione» che sta attraversando l’eurozona, con il governo spagnolo in prima linea.

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