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Monti chiede più sforzi a Berlino

di Peter Spiegel, Guy Dinmore e Giulia Segreti

Il primo ministro italiano Mario Monti ha chiesto alla Germania e ad altri Paesi creditori di fare di più per aiutare il suo Paese a ridurre il costo del debito pubblico, ammonendo che in caso contrario c'è il rischio di una «forte crisi di rigetto» fra gli elettori della martoriata periferia dell'euro.
In un'intervista rilasciata solo tre giorni dopo il declassamento (di due punti) del debito pubblico italiano da parte di Standard & Poor's, Monti ha detto di essere d'accordo quasi interamente con la diagnosi dei problemi dell'Italia fatta dall'agenzia di rating.
A suo parere, però, l'analisi di Standard & Poor's convalida la linea di condotta che sta portando avanti. Monti ha segnalato in particolare un fattore di rischio politico «negativo» citato dall'agenzia di rating: «La politica portata avanti dall'Europa e le sue istituzioni», non il suo Governo tecnico.
Roma vuole che Berlino si renda conto che è «nel suo interesse di lunga periodo» usare tutto il suo peso per far calare i tassi dei titoli di Stato dell'Italia e di altri Paesi fortemente indebitati. La moneta unica ha portato «enormi benefici
e forse alla Germania ancora più che agli altri», ha detto il premier.
Un atteggiamento simile potrebbe mettere Monti (la cui nomina a presidente del Consiglio, al posto di Silvio Berlusconi, è stata salutata con favore dal cancelliere Angela Merkel) in rotta di collisione con Berlino. La signora Merkel finora si è dimostrata riluttante a prendere misure più decise per far calare i tassi di interesse sui titoli di Stato italiani, a livelli record dal momento dell'introduzione dell'euro, rifiutandosi di dare il suo assenso alla creazione degli eurobond (titoli di debito dell'Eurozona nel suo complesso) o al rafforzamento del fondo di salvataggio dell'euro.
In cambio della disciplina di bilancio, ha detto Monti, «deve esserci un miglioramento visibile sotto altri aspetti», e ha aggiunto: «In un Paese come l'Italia di oggi, altri aspetti può significare soltanto i tassi di interesse».
Il presidente del Consiglio ha affermato che la Germania è riuscita a dare la sua impronta al dibattito economico europeo, definendo la «cultura della stabilità» di Berlino «un prodotto prezioso che la Germania ha saputo meravigliosamente esportare» ad altre società dell'Eurozona. Ma i nordeuropei non l'hanno riconosciuto a sufficienza. «Se non si ammette che sta avvenendo un forte movimento nel senso della disciplina di bilancio e della stabilità assisteremo a una grave crisi di rigetto in quei Paesi che in questo momento stanno sostenendo uno sforzo di risanamento colossale», ha detto.
Monti si è detto convinto che l'adozione degli eurobond e l'incremento della potenza di fuoco del fondo salva-Stati potrebbero contribuire a placare il nervosismo degli investitori, ma è stato attento a dire che gli eurobond, fieramente combattuti da molti esponenti del Governo della signora Merkel, potrebbero essere «un interessante punto di arrivo» futuro.
Molti analisti sono convinti che se la Banca centrale europea procedesse a massicci acquisti di titoli di Stato (un'altra misura a cui Berlino si oppone), i tassi di interesse sul debito pubblico italiano potrebbero scendere sensibilmente, ma il presidente del consiglio italiano ha detto che lui, la cancelliera Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, si sono accordati per un «silenzio simmetrico» nei confronti della Bce.

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