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Monti chiama i vertici Fiat. Fornero: occasione positiva

ROMA — Sabato prossimo, alle quattro del pomeriggio, Mario Monti vedrà Sergio Marchionne a Palazzo Chigi. La telefonata che il governo attendeva è arrivata ieri, è durata pochi minuti, è servita a prendere un appuntamento che vedrà a fianco del presidente del Consiglio i ministri Passera e Fornero e accanto all’amministratore delegato il presidente della Fiat, John Elkann.
Non è una convocazione, ci tengono a precisare nella casa automoblistica. Non è un’avocazione o la sottrazione di un dossier, del premier a danno dei ministri, rimarcano a loro volta nel gabinetto del premier. Il breve colloquio di Monti con Marchionne è servito semplicemente a decidere che occorre vedersi, confrontarsi, stabilire se esiste qualcosa che il governo può fare per l’azienda torinese e se e come può essere rimodulato il piano di Fabbrica Italia.
Ovviamente, precisano a Palazzo Chigi, dopo che sarà fatta chiarezza su prospettive, cifre e situazione del gruppo automobilistico, rispetto al mercato italiano. E dopo che Fiat avrà illustrato al governo con maggiore dovizia di particolari quale livello di investimenti può ancora essere mantenuto in Italia e con quali condizioni e progetti.
Riportare insomma le condizioni del dibattito, e del confronto, ad un contesto «meno isterico» di quello degli ultimi giorni, e più fondato su un’analisi concreta e realistica di politica aziendale, ed eventualmente industriale da parte dell’esecutivo. Un altro concetto che tengono a sottolineare nello staff del presidente del Consiglio.
«Sono contenta. Siamo tutti contenti di avere questa opportunità», ha dichiarato ieri Elsa Fornero, dopo aver definito «molto interessanti» le dichiarazioni rilasciate da Sergio Marchionne prima del rientro in Italia. Nessuna dichiarazione invece da parte di Mario Monti, anche se fra i suoi collaboratori la situazione viene descritta come molto meno drammatica di quanto non sia stata rappresentata dai media negli ultimi tre giorni. Sabato prossimo, da parte di Marchionne, — precisava ieri la nota del governo che ha dato notizia dell’incontro — «verrà fornito il quadro informativo sulle prospettive strategiche del gruppo Fiat, con particolare riguardo all’Italia».
La vicenda della Fiat continua ad alimentare polemiche. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ha criticato le affermazioni di Romiti sulla politica attuale dei sindacati nei confronti del Lingotto: «Parla uno che ha licenziato 30 mila persone negli anni 80 e che organizzava accordi con la politica che pagavano i contribuenti». Bonanni ha aggiunto che il suo sindacato, sulla vicenda, si muoverà «insieme» al sindaco di Torino, Piero Fassino.
Critica verso Marchionne invece Susanna Camusso, segretario generale dell Cgil, per la quale l’ad dell’azienda continua a tenere «una posizione molto difensiva, senza dare le risposte di cui ha bisogno il Paese. Ancora una volta non dice dove vuole investire, in che tempi e con quali caratteristiche». Intanto continuano ad uscire dati molto negativi sul mercato dell’auto europeo, italiano in particolare. Dati che vedono ancora un volta la Fiat perdere quote di mercato. Secondo le cifre diffuse ieri dall’Acea ad agosto il calo nei 27 Paesi Ue più quelli Efta è stato dell’8,5% a 722.483 unità, mentre a luglio il mercato è sceso del 7,5% a 972.860 unità.
Tra i cinque principali mercati europei dell’auto l’Italia si è confermata fanalino di coda sia a luglio sia ad agosto, con immatricolazioni in flessione rispettivamente del 21% a 109.452 unità, e del 20,2%, a 56.447.
Un «pessimo risultato» che è stato il principale fattore di depressione delle vendite del Lingotto, scese a livello europeo in questo modo: ad agosto del 17,7% a 37.687 unità e a luglio del 16,4% a 63.146 unità. In calo anche la quota di mercato di Fiat, che ad agosto si è fermata al 5,2% (dal 5,8% di un anno fa) e a luglio al 6,5% (dal 7,2%).

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