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Monti avvisa la Merkel e s’appella ai partiti «Vertice difficilissimo»

ROMA — «Non sarà una riunione nella quale si andrà ad apporre un visto formale a documenti pre-preparati», dice il premier Mario Monti nel discorso alla Camera in vista del Consiglio europeo di domani e venerdì e che segna il passaggio più difficile della sua esperienza di governo. Stasera, infatti, l’aula di Montecitorio voterà con uno scrutinio incrociato tre distinte mozioni (che hanno in comune soltanto il preambolo) di ciascuna forza che appoggia l’esecutivo. Monti aggiunge, applaudito dai deputati della maggioranza anomala che lo sostiene: «Sono pronto a restare oltre il limite previsto per la riunione del Consiglio Ue e per il vertice Euro e a lavorare fino a domenica sera se sarà necessario perché alla riapertura dei mercati, lunedì 2 luglio, ci si presenti irrobustiti da un pacchetto per la crescita, una visione per il futuro dell’integrazione, ma anche da meccanismi soddisfacenti per reggere alle tensioni del mercato». E no, incalza ancora il Professore mettendo in evidenza qual è la posta in gioco e lanciando un monito alla Merkel, «non possiamo permetterci che questa straordinaria opera della costruzione europea alla quale l’Italia ha sempre contribuito possa andare distrutta». E cioè, ricorda, che gli obiettivi del summit sono «la crescita e la stabilizzazione dell’euro», con l’adozione di misure per contrastare lo spread e il riconoscimento dovuto a chi ha ben operato come ha fatto l’Italia.
Monti enuncia i suoi propositi al termine di una puntigliosa ricostruzione del lavoro svolto dal governo e accompagnato dal «conforto e dall’orientamento» ricevuti dal Parlamento con il quale, osserva, «mi sono confrontato sempre prima degli appuntamenti europei importanti». Rigore e crescita sono stati, rimarca, le stelle polari nell’iniziativa dell’esecutivo a tutti i livelli, interno e internazionale. E nel suo puntiglioso excursus ricorda che l’Italia, grazie agli «orientamenti condivisi ha contribuito a plasmare, a formare un’agenda comune europea, come viene riconosciuto da altri governi». E proprio in questo frangente, così «intenso e carico di preoccupazione per il futuro dell’Unione Europea» è necessario che arrivi al negoziato del Consiglio europeo, difficilissimo, con la forza di un tandem governo-Parlamento che spinge la politica europea a muovere nella direzione auspicata». In Europa, argomenta il premier, «non dobbiamo avere alcun complesso: noi rispettiamo le regole, se non le rispettiamo siamo consapevoli che ciò può essere sanzionato. Tuttavia, come forse avrete visto l’altro giorno nella conferenza stampa a Villa Madama, ho colto l’occasione per ricordare che furono Francia e Germania i principali protagonisti della più grande e prima violazione delle regole», imitate poi da altri. L’Italia, però, ha cercato di favorire un avvicinamento tra i due Paesi, dopo il cambiamento di orientamento politico del presidente della Repubblica francese che si è trovato a interloquire con una Cancelliera di diverso orientamento. «È stata — dice — una mia preoccupazione fare sì che in tempi brevi i due trovassero un linguaggio comune e potessero insieme costruire qualcosa».
Monti auspica quindi l’adozione di «soluzioni comuni europee per evitare che alcuni Stati membri scivolino in una trappola della recessione in cui il rigore riduce la crescita e aumenta il debito rendendo necessari nuovi tagli e contrazioni della domanda». Altrimenti, prevede, crescerà l’insofferenza verso l’Europa e, come conseguenza, si rafforzeranno il «provincialismo e l’isolazionismo quando invece si deve lavorare per favorire l’integrazione europea». La crisi dell’eurozona, ricorda con una certa irritazione il premier, entra nell’agenda del G8 e del G20 ma allo stesso tempo «è giusto rimarcare che ci sono anche responsabilità di altri». Insomma, a testimoniare questa «apprensione» su ciò che avviene in Europa c’è «l’attivismo del presidente Obama». Ed è proprio per questo che gli italiani non devono «fornire alibi agli osservatori non sempre benevoli che guardano a quanto avviene nel nostro Paese». Ma come? Dando credibilità attraverso «un segnale», e cioè «approvando la riforma del mercato del lavoro». E annuncia l’impegno, venendo incontro alle sollecitazioni di Pd e Pdl, a «risolvere tempestivamente con appropriate iniziative legislative la questione degli esodati e alcuni aspetti della flessibilità in entrata e degli ammortizzatori sociali».

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