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Monti apre al bis: “Non escludo nulla ascolterò Napolitano ma la scelta è mia”

ROMA — Mario Monti lo dice ben due volte: la decisione sul suo futuro politico spetta solo a lui. Sono passati tre giorni da quando il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, aveva ricordato che il Professore non potrà candidarsi perché già senatore a vita. Parole che fino a ieri sera il premier non aveva commentato nonostante nella trasferta a Bruxelles di giovedì e venerdì i cronisti glielo avessero chiesto due volte. Certo, il premier assicura che ascolterà i consigli del presidente della Repubblica, ma non esclude alcuna possibilità, nemmeno quella di poter dare il proprio sostegno alle liste di centro che tra Casini e Montezemolo stanno nascendo nel suo nome. Il premier parla ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, dove presenta il libro “La democrazia in Europa” insieme alla coautrice Sylvie Goulard.
Dopo le prime domande sull’Europa, il discorso vira sulla politica italiana. Alla domanda se intenda restare a Palazzo Chigi dopo le elezioni del 2013 il premier risponde: «Rifletterò su tutte le possibilità, nessuna esclusa, in cui eventualmente io ritenga di poter dare il mio contributo al
miglior interesse dell’Italia europea, che sappia affermarsi, competere, creare lavoro e avere maggiore giustizia sociale». Monti ci deve ancora pensare su: «In che modo posso contribuire non lo so, rifletterò, sarà una decisione mia ma terrò nella massima considerazione l’orientamento, le valutazioni e i consigli del presidente Napolitano a cui tutti dobbiamo moltissimo». Dunque i consigli del Capo dello Stato saranno preziosi, ma la decisione finale sarà solo sua, solo di Monti. Concetto che ribadisce, e in modo ancora più netto, proprio rispondendo a domanda su come abbia reagito alle parole di giovedì di Napolitano: «Non le ho prese in alcun particolare modo. Le decisioni, qualunque possano essere, sono scelte inevitabilmente mie ma mi affiderò molto alle valutazioni del Capo dello Stato, a quanto ha da dire in generale ed a me in particolare». Poi ricorda che anche all’estero, in Europa, tutti gli chiedono del suo futuro.
Monti abbassa la temperatura ribadendo un concetto ricorrente negli interventi più politici che si sono succeduti dal suo insediamento. Ovvero che «un altro governo tecnico sarebbe una sconfitta » per la politica. Politica alla quale, comunque, non risparmia bordate. Cita l’esempio della riforma delle regioni, provvedimento scritto dal governo per reagire alle ruberie dello “scandalo Fiorito” che i partiti stanno cannoneggiando alle Camere. «Non è tanto importante che ci sia questo o quel presidente del Consiglio o della Repubblica, quanto un radicale rinnovamento di chi sta in Parlamento, della cultura della politica e dell’economia in un modo radicalmente diverso da quello che vediamo oggi prevalere». Un rinnovamento della classe dirigente centrale nella proposta del nuovo partito di Montezemolo e Riccardi, coloro che progettano di diventare la “lista Monti”. Ma a domanda diretta sulle liste di centro, su Casini e Montezemolo, il premier non si scopre, dice che «potrei anche commentare ma sembrerebbe che come scusa prendo la presentazione di un libro internazionale per dire tutte queste cose ». Poi torna sull’attuale classe politica ribadendo che in questo anno di governo si è reso conto che il Paese lo si cambia «solo superando le resistenze corporative e conservatrici molto visibili nella sinistra, nella destra e talora anche nel centro. Questa è la sfida dell’Italia». Per la quale, comunque, Monti giudica che «il peggio della crisi sia passato».
Terminata l’intervista il premier si accomoda tra il pubblico. Ascolta divertito una versione canzonatoria del Padre Nostro che gli dedica Luciana Littizzetto. A fine trasmissione aspetta in cortile la comica e Fazio e dopo uno scambio di cortesie lascia gli studi Rai.

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