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Monti all’Onu: eurozona cruciale per la ripresa dell’economia

Nel suo primo intervento da presidente del Consiglio davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Mario Monti si è attenuto alla sobrietà del professore in abito scuro priva di escursioni sopra le righe che è un po’ il tratto distintivo del suo comportamento. Nell’aula del palazzo di Vetro di New York che Barack Obama e il premier britannico David Cameron avevano impiegato per spiegare di non preparare retromarce sull’appoggio alle «primavere arabe», il successore di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi ha preferito presentarsi con un discorso meno monografico, teso a trasmettere l’impressione di un’Italia intenzionata a non sottrarsi al proprio ruolo di socio fondatore della Comunità europea.
In una sede che nei decenni ha visto l’Europa passare da protagonista attivo delle innovazioni nei mercati mondiali a possibile epicentro di terremoti finanziari, Monti ha descritto quella in corso come «la crisi più profonda e peggiore nella storia dell’Unione Europea». Poi ha fatto presente: «Non possiamo trascurare l’importanza delle misure adottate a livello di Ue per rafforzare la governance (il sistema di regole di gestione, ndr) e l’integrazione fiscale. È anche essenziale che i governi europei siano all’altezza a livello nazionale. L’Italia continuerà a fare la sua parte per rafforzare ulteriormente la sostenibilità di bilancio e il potenziale di crescita».
Da quella tribuna, facendo storcere il naso a qualche nostro alleato europeo, Muammar el Gheddafi nel 2009 aveva indicato i governi italiani a esempio per come avevano posto rimedio ai danni del colonialismo. Più che cercare applausi, Monti ha tentato di proporsi come capofila di quanti vogliono riparare e rinnovare l’Unione Europea per risparmiare fastidi anche a chi ne è fuori: «Oggi il mondo ha imparato quanto sia essenziale una valida Europa che possa affrontare sfide economiche globali e di sicurezza, e quanto sia importante la zona euro per la ripresa dell’economia globale. Oggi è chiaro che avere “più Europa” è interesse generale».
Non è poi molto diverso da quanto il capo del governo dei tecnici dice agli investitori con i quali si è dato appuntamento a New York, dal sindaco ed editore Michael Bloomberg, che incontrerà oggi, al primo ministro del Qatar Hamad bin Jassim al Thani, con il quale ha parlato di affari l’altro ieri. A queste tesi, l’economista della Bocconi che l’amministrazione Obama e altri all’estero desidererebbero a Palazzo Chigi anche dopo le elezioni ha aggiunto altri ingredienti di varia natura. Nella lotta in mare alla pirateria occorre «proteggere la giurisdizione dello Stato di bandiera in acque internazionali», ha sostenuto per perorare implicitamente la causa di un giudizio italiano e non indiano sui marò detenuti in India. «La situazione nel Sahel è di grave preoccupazione e una priorità assoluta per l’Italia», ha affermato in assemblea generale Monti riferendosi alla fascia di territori tra l’Africa nera e il deserto del Sahara.
Il presidente del Consiglio non ha specificato che il Mali ha chiesto all’Onu un intervento militare per liberarsi dei gruppi islamici fondamentalisti in armi nel Nord, che è la zona attraverso la quale passano tanti dei migranti clandestini diretti verso le coste italiane con imbarchi da Tunisia e Libia. Da tempo, nel governo è il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi a sollecitare più attenzione (e più fondi per la cooperazione) affinché l’Italia abbia un ruolo adatto a incentivare la sicurezza nel Sahel. Monti gli ha dato ascolto.

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