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Monti alle imprese: presto la ripresa. Ma serve un patto su lavoro e salari

ROMA — Per il momento lo spread originale, quello dei tassi di interesse, è in fase calante. E allora il governo prende di mira lo «spread di produttività» che divide le imprese italiane dai loro concorrenti europei. È lo stesso Mario Monti a usare questa formula nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi dopo l’incontro con le associazioni degli imprenditori. Una nota che spiazza un po’ le parti sociali visto che era stato proprio il presidente del Consiglio a chiedere di non parlare pubblicamente della questione alle cinque organizzazioni presenti al tavolo: Confindustria, Abi, Ania, Rete imprese Italia e Alleanza per le cooperative. Un dettaglio che lascia intendere come il governo voglia spingere gli imprenditori, ma anche i sindacati, a farsi carico del problema.
È un atteggiamento che lo stesso Monti rende esplicito in un’intervista al TgNorba 24: «Le parti sociali devono rendersi conto che molto della sorte dei lavoratori, delle imprese e del Paese, è nelle loro mani e non solo, e non tanto, nelle mani del governo». Secondo il premier «la ripresa è alla nostra portata, credo che arriverà presto». E indica anche la strada che intende imboccare quando ricorda che «poco è stato fatto in materia di costo del lavoro per unità di prodotto, innovazione dei meccanismi di determinazione dei salari, recuperi di produttività».
Insomma, il progetto è chiaro nel suo impianto base: moderare la parte salariale dei contratti nazionali e defiscalizzare tutta la contrattazione di secondo livello, dagli straordinari ai premi di produttività. Ma va tenuto sotto traccia almeno fino all’11 settembre, quando a discutere degli stessi temi con il governo saranno i sindacati. Ed è proprio per evitare il fuoco di sbarramento preventivo che gli imprenditori evitano l’argomento nella conferenza stampa che tengono al pomeriggio, prima che Palazzo Chigi faccia uscire quel comunicato. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, corregge il tiro rispetto alla dichiarazioni della mattinata quando aveva proposto di «detassare i salari» per far ripartire i consumi ma soprattutto parlato di «autunno caldo, anzi bollente». Parole che non sono piaciute a Monti e non è un caso che adesso Squinzi apprezzi il «clima costruttivo» e «l’avvio di un colloquio duraturo».
Il numero uno dell’Abi, Giuseppe Mussari, elenca i tre impegni confermati dal governo: non aumentare l’Iva a partire dal luglio del 2013 (quando però la legislatura sarà finita e chissà chi ci sarà a Palazzo Chigi); approvare entro la fine dell’anno la delega fiscale per mettere ordine in un sistema pesante e complesso; recepire entro novembre la direttiva europea sui tempi di pagamento della pubblica amministrazione.
L’unico a citare pubblicamente il nocciolo della questione è Giorgio Guerrini, presidente di turno di Rete imprese Italia: «Sarebbe positivo per tutti se alla fine dell’anno ci fossero soldi in busta paga a fronte di un po’ di lavoro in più e che su questi si pagassero meno tasse». Il presidente di Alleanza per le cooperative, invece, guarda ai prossimi passi da fare: «L’incontro di Palazzo Chigi — dice Luigi Marino — rappresenta il primo tempo, al quale seguirà un secondo tempo con i sindacati. E ne occorrerà di certo almeno un terzo per tracciare la strada della competitività». Molto dipende dai sindacati, che sanno benissimo qual è la vera partita.
Dalla Cisl arriva un’apertura: «Siamo pronti al confronto» avverte il segretario Raffaele Bonanni, indicando come obiettivo quello di «far funzionare in maniera intensiva gli impianti e alzare così i salari». Di parere diverso Susanna Camusso, convinta che spingere la produttività detassando gli straordinari o i premi sia «troppo poco» e che «bisognerebbe ragionare su come si ridà lavoro a chi non ce l’ha, non su come si intensifica quello che non c’è». Il segretario della Cgil dice che lo sciopero generale è una delle ipotesi di cui «stiamo discutendo» e si augura che la linea sia condivisa da Cisl e Uil. La Fiom di Maurizio Landini le chiede di fissare già la data.

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