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Monti agli investitori arabi: abbiamo domato l’incendio

La domanda di un esponente delle elites degli Emirati è tanto secca da sfiorare l’irriverenza: «Ci dia un buon motivo per investire in Italia, noi oggi lo facciamo in Asia e in Africa, in Paesi che crescono a ritmi infinitamente superiori al vostro».
Mario Monti stenta a trovare la risposta giusta, è spiazzato dalla sincerità dell’interrogativo e lo rimarca facendo i complimenti a chi siede a fianco del principe ereditario del ricco Stato del Golfo persico. Ascoltano il capo del governo italiano circa duecento amministratori e professionisti degli Emirati Arabi Uniti, coloro che hanno diretto negli ultimi anni l’esplosione del modello Dubai e finanziato investimenti da capogiro in giro per il mondo.
Il premier, dopo alcuni secondi di incertezza, risponde in questo modo: «Non vi sto dicendo abbandonate tutti i vostri dubbi e venite da noi, vi sto dicendo prendeteci in considerazione, perché l’Italia può garantire ritorni maggiori agli investimenti rispetto ad altri Paesi, ha un potenziale di crescita maggiore».
Non tutti in platea sono convinti della risposta: l’intervento del premier al Majlis, un consesso che riunisce il top del Paese, è seguito con estremo interesse ma anche con tanta diffidenza. Il principe ereditario Mohamed Bin Zayed al Nahyan ascolta come gli altri, offrirà poco dopo una cena al capo del governo nel sontuoso Emirates Palace, contribuirà ad accordi ufficiali che prevedono il rafforzamento delle relazioni commerciali fra i due Paesi.
Resta però una sensazione: l’Italia, come buona parte dell’Europa, viene al momento considerata marginale dai primi investitori del mondo; l’euro continua ad essere considerato un rischio; i margini di crescita del Vecchio Continente sono insoddisfacenti per coloro che prendono decisioni in base al potenziale di rivalutazione del denaro investito.
Monti ce la mette tutta: «Non fermatevi al fatto che l’Italia e l’Europa sono stati al centro dell’attenzione in questi anni, perché l’Europa pur nella sua complessità sta lavorando nella giusta direzione e perché l’Italia è stata protagonista di un cambiamento anche psicologico: era parte della crisi, è diventata parte della soluzione, grazie al supporto benevolo dei partiti e alla maturità dei cittadini».
A margine degli eventi ufficiali, prima a Dubai alla Camera di commercio, poi ad Abu Dhabi, Monti invita gli interlocutori a considerare il nostro Paese come affidabile al di là della sua persona: «L’Italia è ormai in un solco di riforme irreversibile, a prescindere dal mio ruolo dopo le elezioni», dice agli interlocutori che gli chiedono cosa succederà al termine della legislatura.
Una posizione rafforzata dalle parole pronunciate di mattina, a Dubai: «L’incendio nella casa Italia è stato spento, il disastro totale di vedere le fiamme propagarsi nel resto d’Europa è stato evitato, siamo tornati attrattivi per gli investitori esteri, i conti pubblici siano stati risanati. Secondo l’Ocse le riforme varate contribuiranno ad un crescita del 4% del Pil, mentre l’area euro sta superando la sua crisi». Naser Al Bussaedi e Easa Al Dhufair, due manager che assistono alla lecture di Monti nel palazzo del principe ad Abu Dhabi, lasciano l’incontro storcendo il naso: «Non ci ha convinto, conosciamo bene l’Europa, abbiamo una casa in Francia, in Italia mancano molti strumenti adatti per investire».

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