Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Monti: adesso la crescita

ROMA — Verso Parigi è partita una telefonata di congratulazioni, di primo contatto per la definizione di un’agenda congiunta. Ma è ad Atene che Monti ha rivolto maggiore attenzione e soprattutto il suo allarme. Il premier è rimasto impressionato dalla frammentazione del voto greco, dal rischio che questo comporta per i mercati. Ora, dice, si impone «una riflessione sulla politica europea, occorre che l’Europa adotti con urgenza concrete politiche per la crescita».
Il premier ha chiamato Hollande, poco dopo le dieci di sera, per complimentarsi. Un gesto di premura, normale nel protocollo diplomatico, preceduto da una telefonata analoga di Napolitano, ma che non era scontato avvenisse in così breve tempo. Mentre persino la Merkel si dice ansiosa di lavorare con il nuovo inquilino dell’Eliseo, con il suo tempismo Monti rimarca un dato: l’agenda europea per la crescita ha un ispiratore che si trova a Roma, con «un ruolo di orientamento e impulso che troverà ora», anche alla luce dei risultati francesi, «uno spazio maggiore».
Da Parigi il nostro premier si attende «una stretta collaborazione», per arrivare alla costruzione di un’Unione «sempre più efficace ed orientata alla crescita», si leggeva ieri sera in un comunicato. L’obiettivo finale è un articolato piano di sviluppo che possa essere adottato nel più breve tempo possibile, magari anticipando la prossima riunione informale del Consiglio europeo (cosa che ieri pomeriggio Monti avrebbe suggerito in diversi contatti avuti a livello comunitario), ma è il risultato del voto greco che deve imporre a tutti una riflessione ulteriore.
L’urgenza di un’accelerazione sulla crescita è suggerita da una convinzione che il premier diffonde da alcuni mesi nelle capitali europee: il rischio di «un populismo dilagante, antieuropeo, radicale», «una vera e propria emergenza» che ieri si è ripresentata ed ha colpito ad Atene, mettendo a rischio la formazione di un nuovo governo. Se n’era avuto un segno chiaro già al primo turno delle elezioni presidenziali francesi, domani potrebbe colpire nel cuore della Ue, a cominciare dall’Olanda, dove si vota a settembre e dove le forze politiche estremiste lambiscono percentuali prossime al 30% degli elettori.
Per questo motivo Monti ha voluto parlare anche con Angela Merkel, con il premier inglese David Cameron e con il presidente del Consiglio europeo, Herman Von Rompuy. Vista da Palazzo Chigi l’impostazione di un’articolata politica sulla crescita va troppo a rilento, c’è il rischio di adottare misure concrete con una tempistica che non è quella che si attendono i mercati e i cittadini dell’Unione. Soprattutto, scrive Monti, «una finanza pubblica responsabile è condizione necessaria, ma non certo sufficiente per l’obiettivo chiave: una crescita sostenibile, creatrice di occupazione e orientata all’equità sociale».
Si è già verificato, un ritardo inaccettabile, con il rigore previsto per i bilanci pubblici, frutto di negoziati durati troppi mesi: non deve accadere anche con l’emissione dei project bond, per gli investimenti che Roma giudica necessari nel digitale e nelle reti di energia; con lo scorporo degli investimenti dal computo del deficit, con la possibilità per lo Stato saldare i debiti commerciali senza impatto sul bilancio pubblico, e infine con la ricapitalizzazione della Bei, necessaria a lanciare progetti di crescita focalizzati sulle infrastrutture.
Alcune valutazioni Monti le ha fatte appena pochi giorni fa, in modo riservato, proprio con Van Rompuy. Condividendo l’ipotesi di alcune «integrazioni» al trattato sul Fiscal compact, che Hollande ha chiesto fortemente in campagna elettorale. Negli uffici di Van Rompuy si studia in queste ore il formato di un Protocollo, da aggiungere al trattato. E visto che nel caso saranno impegni pro-crescita l’ultimo che ha qualcosa da ridire è proprio Monti.
Il premier non conosce direttamente il nuovo inquilino dell’Eliseo: prima di ieri non c’erano mai stati contatti diretti, nemmeno ai tempi degli incarichi comunitari di Monti. In queste ultime settimane ha tenuto i rapporti, fra i rispettivi staff, il ministro Moavero. In ogni caso è convinzione diffusa che il nuovo presidente francese possa costituire un valido alleato nell’affermazione di un piano di sviluppo europeo, senza indebolire l’impianto del rigore di bilancio adottato a Bruxelles negli ultimi mesi. Cosa sulla quale Hollande ha dato ampie garanzie.
Semmai nel governo italiano si coglie un sollievo, almeno nel ricordare che in privato Sarkozy diceva «peste e corna di Angela Merkel, ma poi fondamentalmente ne seguiva ogni passo». Insomma il contributo di Hollande può essere uno spunto critico sulle politiche che sin qui Berlino ha imposto all’Europa, un contributo decisivo per un piano che ha ancora troppe variabili, di merito e nella tempistica.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa