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Monti accelera su pensioni e manovra

di Dino Pesole e Giorgio Pogliotti

Contatti ma nessuna concertazione preventiva, né con i partiti né con le parti sociali. In linea con quanto annunciato due giorni fa a Bruxelles, Mario Monti ha impresso l'accelerazione finale alla manovra che sarà varata lunedì, con questa road map: definizione delle singole misure tra oggi e domani, mentre per domenica a palazzo Chigi sono stati convocati i rappresentanti delle autonomie locali e le parti sociali. Poi il rush finale, nella consapevolezza che il fattore tempo questa volta è decisivo. Per questo il presidente del Consiglio può contare su una sorta di «cordone sanitario» che coinvolge direttamente i vertici dello Stato, dal Quirinale ai presidenti di Senato e Camera.
Ma sul fronte delle pensioni il Governo deve fare i conti con il muro dei sindacati – soprattutto sul tema della difesa della soglia dei 40 anni di contributi per l'anzianità – che all'unisono sollecitano l'avvio di un confronto. Forse anche per questo motivo il ministro dello Sviluppo economico ha avviato gli incontri con i leader sindacali sulle misure per la crescita. Come a dire, il "bastone e la carota": ieri è toccato a Cisl e Uil, oggi molto probabilmente alla Cgil.
Una volta approvata la manovra, biglietto da visita essenziale per Monti in vista del decisivo Consiglio europeo dell'8 e 9 dicembre, si punta a un'approvazione lampo. Renato Schifani conferma: i tempi per il varo delle misure anticrisi sono «quelli che mi ha anticipato il presidente del Consiglio, entro Natale il governo intende ottenere l'approvazione definitiva dell'intero pacchetto. Sono certo, anche a nome del presidente della Camera, che il Parlamento saprà fare la sua parte». Dalle indicazioni emerse ieri, il via libera definitivo al decreto è previsto per il 22 dicembre. Monti ha particolarmente apprezzato l' approvazione in tempi record della riforma costituzionale che sancisce l'obbligo del pareggio di bilancio da parte della Camera: il voto «a vastissima maggioranza testimonia la ferma volontà del Parlamento e di tutto il paese nel proseguire sulla strada del risanamento strutturale della finanza pubblica». Si tratta di «un elemento decisivo» per superare la crisi finanziaria europea.
Nel sindacato, sulle pensioni le resistenze più forti arrivano dalla Cgil: «Per noi resta la questione dei 40 anni di contributi, che è un numero magico – ha ribadito Susanna Camusso –. Il profilo dell'intervento del Governo deve essere quello dell'equità ed ha un senso se non si fa cassa ma si guarda ai giovani». Il segretario generale della Cgil considera «un segnale importante» le parole pronunciate da Corrado Passera sul problema dell'occupazione: «Il ministro – ha detto – si rende conto che un tema trascurato nei tre anni precedenti è una vera emergenza sui numeri complessivi e per i giovani e le donne». Nel faccia a faccia con il ministro il numero uno della Cisl ha ribadito la richiesta di avviare un confronto tra Esecutivo e parti sociali, anche se al termine dell'incontro ha detto di ritenere «davvero inesistente la volontà» del Governo, auspicando un ripensamento. L'appuntamento di domenica, infatti, si profila come una mera illustrazione delle misure da parte del Governo alle parti sociali e alle autonomie locali, non come l'avvio di una concertazione. Per Bonanni la mancata convocazione di un tavolo di confronto «non è utile a nessuno, nemmeno al Governo», servono «scelte rigorose, accompagnate da equità», che «vanno costruite con un confronto». A chi gli chiedeva un commento sulle parole pronunciate dalla Camusso a proposito della "magica soglia dei 40", Bonanni ha risposto ironicamente: «Ma è un problema di cabala? Spero piuttosto che la Cgil si ponga il problema di avere un tavolo, che sia questo l'obiettivo. Non ci interessa il gioco delle parti». Positivo, invece, il giudizio espresso dal numero uno della Uil sull'incontro con il ministro Passera: «Esco confortato – ha detto Luigi Angeletti –. Il ministro ha la consapevolezza dell'importanza della crescita non del banale recupero di soldi per risanare il deficit. Non sarà una cosa facile da fare ma l'importante è che si abbia questa convinzione».

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