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Montepaschi, Viola riscrive il piano industriale

Oggi il consiglio di Mps affronta il piano di ristrutturazione da presentare alla Commissione europea per ottenere il via libera definitivo ai 4,07 miliardi di aiuti di Stato, i cosiddetti Monti bond. Il piano va presentato entro lunedì a Bruxelles, che dovrebbe dare la sua approvazione entro agosto. I nodi da sciogliere sono diversi, come lo stop al limite al diritto di voto al 4% per i soci (Fondazione Mps esclusa), richiesto da Ue e Banca d’Italia, e la revisione dei costi.

Quasi certamente il piano industriale di giugno 2012 sarà rivisto per adeguarlo alla nuova situazione macroeconomica in termini di Pil, tassi e spread (cui Mps è particolarmente sensibile a causa dei 28 miliardi di Btp in portafoglio). È possibile anche che la Commissione chieda maggiore incisività sul taglio dei costi. Se venissero adottati i criteri degli altri salvataggi bancari in Europa, è possibile che venga posto anche un tetto agli stipendi dei manager (salary cap): in questo caso però sarebbero penalizzati più i nuovi vertici che la precedente gestione di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni.

Già nei mesi scorsi la Commissione aveva imposto un vincolo molto netto sulla remunerazione dei Monti bond: nel caso in cui la banca non fosse in grado di pagare gli interessi con gli utili prodotti, il 9% di rendimento dovrà essere corrisposto con nuove azioni Mps valutate ai prezzi di mercato (e non a valori di patrimonio, come prevedeva l’originaria versione del decreto): i 360 milioni di interessi comporterebbero dunque l’ingresso fino al 12% circa del Tesoro già dal 2014.

Il presidente Alessandro Profumo e l’amministratore delegato Fabrizio Viola hanno sempre sostenuto di voler pagare la cedola in contanti fin dal primo anno anche se hanno ben chiara la situazione economica generale, che non aiuta. Il mercato lo sa e infatti il titolo è fermo sui minimi di 0,21 euro (ieri -4,62%). Una spinta indiretta potrebbe arrivare dalle cessioni in programma — il back-office, le attività del leasing, il credito al consumo, le banche estere — ma solo come riduzione dei rischi, non a livello di conto economico. Né sono all’orizzonte eventuali transazioni con le banche citate in giudizio per 1,2 miliardi di danni nelle vicende dei derivati come Nomura (per il derivato «Alexandria») e Deutsche Bank (per «Santorini»).

Un altro nodo da sciogliere è quello del vincolo del 4%, per eliminare il quale serve l’ok della Fondazione Mps (che ha il 33,7% del capitale). Il passaggio è fondamentale per agevolare l’ingresso dei nuovi soci quando sarà lanciato l’aumento da 1 miliardo di euro già approvato. Ma i vertici di Palazzo Sansedoni saranno rinnovati a inizio agosto e il nuovo sindaco di Siena, Bruno Valentini, ha chiesto al presidente Gabriello Mancini di non compiere «scelte strategiche» fino ad allora. Per questo motivo fino a ieri sera non era chiaro se il board di oggi convocherà l’assemblea o rinvierà la decisione.

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