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Montepaschi, via libera a Morelli Verso la revisione del piano strategico

Marco Morelli si insedierà domani alla guida del Montepaschi come nuovo amministratore delegato al posto di Fabrizio Viola.

Il 54enne banchiere, attuale numero uno di Bofa-Merrill Lynch in Italia, sarà oggi a Francoforte, in Bce, insieme con il numero uno dell’istituto Massimo Tononi e il presidente del comitato nomine Alessandro Falciai per esporre la candidatura. Su Morelli, che è stato vicedirettore generale di Mps dal 2006 al 2010, sarebbero state superate dal board di Mps le perplessità legali legate all’inchiesta della procura di Siena che lo ha visto indagato e poi archiviato dagli stessi pm, che hanno dimostrato come il banker si fosse opposto alle operazioni finanziarie della gestione Mussari-Baldassarri, tanto poi da lasciare il gruppo. Anche il tema della multa comminatagli dalla Banca d’Italia — ma prima dell’archiviazione — sarebbe stata smarcato dal board, che presenterà in Bce un parere legale sul tema. Un via libera sostanziale dell’authority su Morelli d’altronde è già arrivato nel fine settimana.

Domani ci sarà quindi il consiglio di amministrazione, come anticipato ieri sera dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a Porta a Porta : «Il nuovo ad di Mps dovrebbe essere nominato mercoledì al cda». Il titolare del Tesoro — che con il 4% è primo azionista della banca senese — non si è pronunciato sul nome ma è chiaro che ormai la scelta è caduta sul banchiere 54enne, che conosce bene il piano di Mps anche per essere il capo italiano di una delle banche del consorzio. Morelli avrà la stessa retribuzione di Viola (circa 1,9 milioni l’anno tutto compreso), sarà anche direttore generale e porterà con sé alcuni manager di fiducia, a cominciare da Francesco Mele, top banker di Nomura in Italia (ed ex Goldman Sachs), che dovrebbe diventare cfo.

L’arrivo di Morelli al posto di Fabrizio Viola, che si è dimesso giovedì scorso in seguito a pressioni arrivate anche dal Tesoro, potrebbe ora allungare i tempi del piano, che prevede la cessione di tutti i crediti in sofferenza (quasi 28 miliardi lordi) e un aumento di capitale da 5 miliardi di euro. Un modo per superare il referendum di fine autunno e far placare le eventuali incertezze sul governo in caso di vittoria del «No». «C’è l’incognita referendum che a torto o ragione, più a torto che a ragione, viene percepita come un impedimento», ha spiegato il ministro. «La questione non è entro l’anno. È il momento in cui i mercati saranno più favorevoli a recepire un aumento di capitale». La soluzione della partita Mps, che ieri ha perso un altro 3,4% a 0,23 euro, «dimostrerà una volta per tutte che il sistema è sano», ha detto Padoan, «che ci sono all’interno del sistema meccanismi di mercato per rafforzare le banche e darà un segnale positivo ai mercati e al sistema creditizio». L’aumento potrebbe partire a febbraio, così presentarsi con il bilancio annuale.

Ora toccherà a Morelli adeguare l’operazione, magari con la conversione volontaria dei bond subordinati, per ridurre la richiesta al mercato a circa 3,5 miliardi, e con l’eventuale esclusione del diritto di opzione, ancora da valutare. Tutto dipenderà dal valore della «nuova» Mps, una good bank libera da crediti in sofferenza e con una copertura al 40% dei deteriorati. E da come Morelli riuscirà a venderla al mercato, insieme con il suo piano industriale.

Fabrizio Massaro

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