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Il Montepaschi torna in Piazza Affari Allo Stato oltre il 70% del capitale

Il Monte dei Paschi di Siena torna in Borsa dopo 10 mesi. Ieri la Consob ha dato il via libera all’offerta pubblica volontaria parziale di scambio e transazione rivolta ai titolari delle azioni ordinarie di Mps. E da questa mattina i titoli della banca senese torneranno agli scambi al prezzo teorico di 4,28 euro, in linea con il valore espresso nell’asta dei «credit default swap ». L’ultimo giorno di quotazione i titoli Mps valevano 15,08 euro. Nel documento predisposto per la riammissione, la banca avverte tuttavia che il prezzo che «si determinerà sul Mta al riavvio delle negoziazioni potrebbe discostarsi anche sensibilmente rispetto a tale valore». Per evitare strappi nel primo giorno di quotazione la Consob ha vietato l’immissione di ordini senza limiti di prezzo.

Al valore teorico di riammissione, la quota sottoscritta dal Tesoro — oggi primo azionista con il 52,2%, che potrebbe salire fino al 71% — con 3,85 miliardi di euro di soldi pubblici vale 2,84 miliardi. Il Tesoro ha messo a disposizione altri 1,5 miliardi per l’offerta di scambio con bond senior rivolta ai risparmiatori-obbligazionisti subordinati (ritrovatisi azionisti dopo il «burden sharing»), che «partirà il 30 ottobre e, salvo proroghe, durerà fino al 17 novembre», subordinata alla pubblicazione del decreto con cui il ministero dell’Economia deve definire i criteri per il riacquisto delle azioni oggetto di scambio da parte dello stesso ministero.

Il rientro in Borsa segna una svolta importante del complesso processo di salvataggio del Monte, affidato a settembre dell’anno scorso all’amministratore delegato Marco Morelli. Processo che si concluderà con l’uscita dello Stato dal capitale del Monte, prevista entro il 2021. La data è indicata nel documento di offerta, che quantifica in 4,2 miliardi i rischi derivanti dalle richieste di risarcimento, ed elenca anche tutte le condizioni concordate con la Ue per il salvataggio di Stato: dalla riduzione delle sofferenze, all’uscita del Tesoro, prevista entro il 2021, al contenimento del tetto dello stipendio dei manager, fino alla cessione della collezione di opere d’arte, alla chiusura delle filiali di New York, Londra e Hong Kong e alla cessione di immobili per 500 milioni e, infine, la graduale riduzione dei titoli di Stato italiani detenuti nel portafoglio che contiene gli asset «disponibili per la cessione».

Dal prospetto emerge infine che per le vicende che hanno riguardato la passata gestione «di emergenza» del Monte, la Procura di Milano ha avviato un secondo filone di inchiesta in cui sono indagati l’ex presidente Alessandro Profumo e l’ex ceo Fabrizio Viola per ostacolo alla vigilanza in merito alla vicenda dei derivati Santorini e Alexandria. I due banchieri si sono fatti interrogare dopo l’estate, prima della chiusura delle indagini. Ora i pm dovranno valutare se archiviare o chiedere il processo.

Federico De Rosa

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