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Montepaschi torna agli scambi

Tutto è pronto per l’odierno ritorno in borsa del Montepaschi, sospeso dalle negoziazioni dieci mesi fa e ora nel mezzo di un percorso di rilancio che ha visto il Tesoro diventare l’azionista di riferimento. Dopo settimane di incertezze, richieste di integrazioni e analisi aggiuntive, la Consob ha approvato il prospetto informativo.

L’authority presieduta da Giuseppe Vegas ha anche dato via libera al documento relativo all’offerta pubblica volontaria parziale di scambio e transazione, rivolta ai titolari delle azioni ordinarie della banca rivenienti dalla conversione, a seguito dell’applicazione del burden sharing, del prestito obbligazionario subordinato. Segno che sono state soddisfatte le domande di trasparenza rivolte nei giorni scorsi alla banca senese e relative proprio a questo punto. Borsa italiana, dal canto suo, ha comunicato che nel giorno di riammissione non sarà consentita l’immissione di proposte senza limite di prezzo.

Quanto al prospetto, sono condensati in 70 pagine i potenziali rischi legati all’investimento nelle azioni Mps. Spicca il controvalore totale delle richieste di risarcimento delle controversie civili pendenti, che ammontano a 4,233 miliardi di euro. In pratica, metà dell’importo che lo Stato ha messo sul piatto per salvare il Monte. Della cifra totale richiesta, circa 3,96 mld sono relativi al contenzioso derivante dallo svolgimento dell’attività ordinaria, cui vanno aggiunti 272,3 milioni per il contenzioso civile relativo alle cause promosse dagli azionisti nell’ambito degli aumenti di capitale. A ciò si aggiungono richieste di risarcimento per il contenzioso fiscale, pari a circa 130 milioni.

Alcuni finanziamenti concessi dalla Bei, inoltre, sarebbero ora potenzialmente a rischio di richiamo. Nel prospetto, Mps fa infatti riferimento a venti contratti di finanziamento sottoscritti tra il 22 ottobre 1999 e il 25 marzo 2013, alcuni dei quali vedono come controparte proprio la Banca Europea per gli Investimenti: plafond che negli anni hanno contribuito all’erogazione di credito a favore delle Pmi.

Dal documento emerge che la cartolarizzazione dei crediti, una delle pietre angolari del piano di rilancio, costa all’istituto 101 milioni: la somma sarà interamente a carico della banca, anche in caso di mancata realizzazione dell’operazione. L’istituto avrà sostanzialmente le mani legate sul fronte delle acquisizioni, perché ogni operazione dovrà essere espressamente autorizzata dalla Commissione europea. Quest’ultima potrebbe trovarsi d’accordo nel caso in cui sia necessario ripristinare la solidità finanziaria o assicurare la concorrenza. Oppure Mps potrebbe fare shopping solo nel caso in cui non superi determinate soglie in termini di prezzo.

Giacomo Berbenni

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