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Montepaschi, spunta Aleotti

di Federico De Rosa e Fabrizio Massaro

MILANO — La Fondazione Montepaschi ha iniziato l'esame delle offerte sul pacchetto di azioni Mps messe in vendita per ripagare il miliardo di debiti. Ieri la deputazione ne avrebbe esaminate due, e una terza è attesa entro venerdì e dovrebbe essere quella del fondo inglese Optimum, rappresentato dallo studio Vitali Romagnoli Piccardi. Le proposte sul tavolo sarebbero arrivate da Equinox e, secondo indiscrezioni, da un fondo di investimento estero. Si sarebbe invece sfilata Clessidra. La deputazione non ha preso decisioni e in una nota ha fatto sapere che «proseguirà con i necessari approfondimenti» per arrivare a una scelta. L'ente avrebbe intenzione di collocare presso il socio finanziario un pacchetto del 4% circa.
I tempi di questo approfondimento non si conoscono, ma va considerato che un eventuale acquirente dovrà avere in mano le azioni entro il 27 marzo per poter presentare una lista di candidati all'assemblea del 27 aprile che nominerà il nuovo board di Rocca Salimbeni. A Palazzo Sansedoni non sarebbero tuttavia rimasti soddisfatti dai termini delle proposte. Agli advisor Rothschild e Mediobanca sarebbe stato chiesto di suggerire ai pretendenti di rivederle. Non è chiaro se sia solo una questione di prezzo, di quote prenotate o di governance. La Fondazione cerca un socio strategico, ma non offrirebbe all'acquirente garanzie adeguate al ruolo: l'ente avrebbe solo fatto leva sullo statuto, che alla seconda lista assicura almeno 3 posti in Consiglio (sui 12 del board, visto che 6 sono della Fondazione, 1 di Axa e 1-2 dei soci privati e di Unicoop).
L'obiettivo finale della Fondazione è vendere al massimo il 13% di Mps così da rimanere sopra il 35%. Finora è stato ceduto ai blocchi il 2,5% ad alcuni soci-clienti (tra i quali Edoardo Caltagirone con lo 0,5%). Un altro 2,5% sarebbe stato dismesso negli ultimi giorni, ma non ci sono state ancora comunicazioni. Resta a disposizione un ulteriore 4% per il quale l'ente sta cercando un imprenditore amico dalle spalle larghe (si parla di un investimento di oltre 150 milioni). Le indiscrezioni parlano di una trattativa in corso con l'imprenditore farmaceutico Sergio Alberto Aleotti, patron della Menarini.
I prossimi giorni saranno cruciali per capire se gli investitori finanziari sono disponibili a rilanciare. Considerando anche che se alla Fondazione presieduta da Gabriello Mancini riuscisse di vendere il 4% al socio privato e il resto ai blocchi potrebbe anche dichiarare chiusa la partita, lasciando fuori i fondi. Oggi un primo punto potrà essere fatto alla riunione della deputazione generale, mentre un nuovo consiglio di amministrazione (deputazione amministratrice) potrebbe tenersi nel weekend per la decisione finale. Su tutto l'iter vigila il ministero del Tesoro che a Palazzo Sansedoni ha raccomandato modalità di vendita che garantiscano trasparenza ed equità di trattamento.

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