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Montepaschi rifà i conti sul capitale

MILANO — Nel giorno in cui il Montepaschi ha affrontato in Borsa il calo peggiore tra i grandi istituti, -7,40% a 0,225 euro, dopo la bocciatura da parte di Moody’s dell’intero sistema bancario italiano, l’istituto senese è tornato all’utile, ma ha avanzato dubbi sul piano di reperimento dei 3,26 miliardi di capitale richiesti dall’autorità bancaria europea (Eba) entro giugno.
Nel periodo gennaio-marzo 2012, primo trimestre firmato dall’amministratore delegato Fabrizio Viola, il risultato è stato di 54,5 milioni, una ripresa basata anche sul contenimento dei costi (-1,2%) dopo la perdita da oltre 450 milioni del quarto trimestre 2011 ma comunque un calo del 61,2% rispetto a un anno fa. I ricavi sono stati 1,503 miliardi (+1,4% sul 2011), con margine di interesse stabile a 893,5 milioni e commissioni nette in rialzo del 6%. A causa dell’andamento dell’economia, ormai dichiaratamente in recessione secondo l’analisi della banca, i crediti deteriorati sono saliti a 15,2 miliardi, con un rapporto del 4,56% sugli impieghi.
Oltre alla crisi che ha impattato sui conti, Mps ha dovuto anche contrastare le difficoltà nella raccolta delle fonti di finanziamento «stabilizzando l’approvvigionamento dal mercato e contenendo il costo». In questo contesto Viola ha annunciato ieri nel comunicato che accompagna i conti una «revisione del piano industriale» per adeguarlo alla nuova situazione determinata dalla crisi. Inoltre ha anche aggiornato sugli interventi in cantiere per rafforzare i requisiti patrimoniali: la conversione dei bond fresh da 1 miliardo di euro, il passaggio ai modelli avanzati di Basilea2 e le cessioni di asset (Biverbanca, Consum.it). I primi due sono stati raggiunti, recuperando oltre 1,6 miliardi: sulle cessioni sono in corso negoziati ma se non si concludesse entro giugno o se ci fosse ancora un ammanco di capitale «banca Mps valuterà iniziative di rafforzamento patrimoniale alternative e, se praticabili, di natura temporanea».
Si capirà forse meglio oggi con la presentazione dei conti agli analisti quali misure Viola e il presidente Alessandro Profumo abbiano in mente. I timori sulle difficoltà relative a capitale e liquidità sono stati i motivi per i quali Moody’s ha abbassato ieri di due gradini a Bba3 (al pari di Bpm e Banco Popolare) il rating di Mps, ultimo prima del livello «spazzatura».
Intanto ieri la Fondazione Mps ha confermato le indiscrezioni dei giorni scorsi sull’accordo con le banche creditrici per il debito da 1 miliardo: l’ente presieduto da Gabriello Mancini procederà a un rimborso parziale da 664 milioni e alla rinegoziazione del residuo debito da 350 milioni al 2017 (con facoltà per l’ente di prorogare al 2018). Lo standstill, ovvero il congelamento delle clausole dei contratti per evitare l’escussione dei pegni, è stato prorogato fino agli inizi di giugno per consentire la firma da parte delle banche (il pool di JPMorgan con altre 11 banche per 600 milioni circa, e poi Credit Suisse e Mediobanca per 490 milioni). Per recuperare la liquidità necessaria, la Fondazione ha dovuto vendere circa il 12% della banca (il 4% alla famiglia Aleotti) e altre partecipazioni minori tra cui F2I e Cdp.

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