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Montepaschi, più poteri a Viola. Piano industriale per i Monti bond

MILANO — Luce verde da Palazzo Sansedoni alle modifiche dello statuto del Montepaschi e all’ingresso di nuovi soci. Ieri la Fondazione a cui fa capo il 34,9% della banca senese ha deciso all’unanimità di votare a favore degli ordini del giorno all’assemblea in programma martedì prossimo 9 ottobre. Si tratta dell’aumento di capitale con cui entreranno nel Montepaschi nuovi soci e delle rimodulazione dei poteri tra assemblea e vertici operativi della banca.
Il passaggio era tutt’altro che formale e la decisone dell’ente guidato da Gabriello Mancini non scontata. La riunione della deputazione amministratrice era stata preceduta da numerosi appelli arrivati da più parti, in primis dalla Provincia, perché Palazzo Sansedoni votasse contro le modifiche che, a detta di una parte di senesi, ridurrebbero il raggio d’azione dei soci del Monte — la Fondazione Montepaschi è il primo azionista di Rocca Salimbeni — per ampliare i poteri del presidente Alessandro Profumo, dell’amministratore delegato Fabrizio Viola, e in parte del consiglio d’amministrazione. Con l’aggiunta della diluzione della partecipazione in mano a Mancini per via del prossimo aumento di capitale, da cui sono esclusi gli attuali soci del Monte.
Ha prevalso il buon senso, considerando che il rischio di una spaccatura a Palazzo Sansedoni su questo tema era comunque alto, visto lo scontro in atto nel del Pd senese tra ex Margherita, dalle cui fila proviene Mancini, e diessini vicini all’ex sindaco Franco Ceccuzzi, che avevano sostenuto l’arrivo di Profumo. Rischio che però era più teorico che reale. Il lavoro che ha accompagnato la richiesta di modifiche allo statuto, ma anche l’aumento di capitale, è stato infatti seguito da vicino dalla Fondazione, il cui voto è determinante per far passare la delibere che consentiranno a Profumo e Viola di accelerare il nuovo corso a Rocca Salimbeni.
«Con l’obiettivo di perseguire una sempre maggiore efficienza dell’attività operativa e gestionale», aveva spiegato la banca, martedì prossimo il ruolo di Profumo e Viola diventerà ancora più centrale e così anche quello del consiglio, che pure rinuncia ad alcune deleghe, mantenendo di fatto i poteri di indirizzo e supervisione strategica, con l’aggiunta di alcune funzioni oggi demandate all’assemblea. Come, per esempio, le decisioni sull’apertura o chiusura di sedi di rappresentanza, o sulla cessione o acquisto di rami d’azienda o l’incorporazione di società interamente possedute. Vengono invece trasferiti a Profumo e Viola i poteri di proporre la nomina e la revoca, nonché i compensi, dei responsabili delle strutture a diretto riporto, nel primo caso del consiglio d’amministrazione, nel secondo dell’amministratore delegato.
Da mercoledì quindi i vertici di Rocca Salimbeni avranno tutti le leve necessarie per procedere alla ristrutturazione del Montepaschi. Un processo che sta procedendo un po’ a singhiozzo, vuoi per la rottura delle trattative con i sindacati sul nuovo piano industriale, vuoi per la lunga procedura necessaria a ottenere l’approvazione sulla nuova tranche di Monti Bond, con cui il Monte riuscirà a riallineare i coefficienti patrimoniali agli standard richiesti dall’Eba, che mercoledì ha indicato in 1,7 miliardi di euro il fabbisogno di capitale di Rocca Salimbeni. Due giorni fa Viola ha detto che il confronto è in corso e il via libera arriverà «entro l’anno». Resta da vedere quali saranno le condizioni.

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