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Montepaschi, il piano del Tesoro “Un’altra settimana per l’aumento”

Il Mef è invece orientato verso una conversione forzosa degli obbligazionisti junior. Quasi certamente questo non preserverà il valore nominale dei bond e farà dunque incorrere gli investitori in perdite secondo il principio sancito dalle norme europee del “burden sharing”. Il capitale che risulterà necessario sarà fornito poi direttamente dallo Stato.
Solo in seguito gli azionisti retail potranno accedere a schemi di ristoro sulla falsa riga di quelli concordati con Bruxelles a seguito del salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. La loro generosità dipenderà da negoziazioni con la Commissione, ma un criterio che dovrebbe essere adottato è quello di offrire rimborsi meno generosi a chi abbia ricevuto interessi sui bond subordinati più generosi e per più tempo.
La preoccupazione principale per questa settimana non sembra essere tanto l’andamento delle azioni di Mps in borsa, quanto il livello di liquidità della banca. Da questo punto di vista è ritenuta molto incoraggiante la resilienza della platea di correntisti Mps, che il Mef interpreta come un segnale che i risparmiatori sono consapevoli della presenza dello Stato a tutela dei loro soldi.
Tuttavia, in caso di emergenza, il Tesoro ha pronta la rete di emergenza concordata in estate con l’Ue. La garanzia statale permetterebbe a Mps di finanziarsi sul mercato e di ottenere comunque collaterale di qualità sufficiente per accedere alla liquidità della Banca Centrale Europea.
Il Mef non prevede al momento di dover intervenire sulle altre banche in difficoltà, come ad esempio Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. La speranza è che la ricapitalizzazione di Mps, insieme alla creazione in queste ore di un nuovo governo, aiuti a creare le condizioni per trovare eventuale nuovo capitale sul mercato. In caso contrario, lo Stato è pronto a intervenire – successivamente, però, all’intervento su Mps.
Il ministero dell’Economia è pronto a concedere un’altra settimana a Monte dei Paschi di Siena per portare a termine il suo aumento di capitale sul mercato, ma in caso di fallimento il Tesoro si prepara a ricapitalizzare direttamente la banca, a fronte di una conversione dei bond subordinati in azioni.
Il piano, descritto da fonti del Tesoro, prevede anche l’ipotesi di uno scudo per proteggere la banca senese da eventuali crisi di liquidità, che al momento vengono comunque giudicate improbabili. Questa rete di sicurezza, concordata con la Commissione Europea subito dopo il referendum che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Ue, consente al governo di garantire emissioni di bond bancari fino a 150 miliardi di euro, dietro pagamento di una commissione, in caso di gravi turbolenza sui mercati.
Il consiglio di amministrazione di Mps proverà da oggi a rilanciare il piano di salvataggio privato, estendendo l’offerta volontaria di conversione delle obbligazioni subordinate in azioni anche agli investitori al dettaglio. La speranza è quella di trovare così quasi 3 miliardi di capitale, a fronte dei 5 richiesti dalla Banca Centrale Europea.
Questo schema permetterebbe di dover cercare solo due miliardi sul mercato, a fronte di un tentativo iniziale per circa il doppio. L’entusiasmo degli investitori, già molto tiepido a causa della bassa redditività del Monte, si è ulteriormente raffreddato dopo la crisi di governo a seguito del referendum costituzionale.
Il coinvolgimento degli obbligazionisti retail non è però scontato a causa della discrepanza fra il loro profilo di rischio e quello, più alto, dell’operazione. Nei mesi scorsi, la Consob si era mossa perché la conversione di bond subordinati in azioni fosse riservata agli investitori istituzionali, per cercare di tutelare i risparmiatori meno sofisticati.
Una possibile soluzione al vaglio dell’autorità di vigilanza è quella di riaprire i termini dell’operazione definendola meno rischiosa di quanto ritenuto in passato e dunque compatibile con il profilo di rischio degli investitori retail. Il ragionamento fatto alla Consob è che poiché le obbligazioni subordinate sono comunque destinate in caso di salvataggio pubblico ad essere convertite in azioni, la differenza tra le due classi di titoli è oggi meno evidente. Questo piano eviterebbe l’alternativa di chiedere il consenso per modificare i profili di rischio ai circa 40 mila investitori retail coinvolti, un’ipotesi poco realistica visti i tempi strettissimi dell’operazione.
Il Mef non prevede di partecipare a operazioni “ibride”, per esempio garantendo l’inoptato dell’aumento di capitale. Piuttosto, in caso di fallimento dell’operazione di mercato, il Tesoro è pronto a procedere con la cosiddetta “ricapitalizzazione preventiva” di Mps, un percorso che permette di evitare il coinvolgimento degli obbligazionisti ordinari. Lo strumento previsto non è quello dell’acquisto dei bond subordinati dagli investitori a cui avrebbe fatto seguito la conversione in azioni, che era stato anticipato da alcune agenzie di stampa.

Ferdinando Giugliano

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