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Montepaschi: ok all’aumento, sì Consob sui bond

Cinque giorni per il tutto per tutto. Da oggi a giovedì il Monte dei Paschi si gioca le ultime chance per la ricapitalizzazione privata. Poi i mercati chiuderanno per le feste, ma prima di allora – con un Consiglio dei ministri in agenda proprio per giovedì – il Governo potrà essere in condizione di aprire il paracadute pubblico.
Si vedrà. Per ora, si cerca di andare avanti. Ieri, nell’attesa che la Consob desse disco verde ai prospetti relativi all’aumento e alla conversione dei bond in mano al retail (la formalizzazione da parte della Commissione è arrivata dopo le 23), il cda della banca ha dato il suo ok alla ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro.
L’aumento, come concordato con Bce, dovrà essere sottoscritto entro il 31 dicembre e inizierà il prima possibile, cioè stamattina. In realtà, oltre al benestare arrivato ieri sera per il nuovo prospetto per la conversione dei bond, serve anche il via libera al documento, sintetico, necessario per l’aumento vero e proprio: in questo caso il semaforo verde è atteso per oggi (la commissione si riunisce in mattinata) e la partenza del collocamento sul mercato per lunedì, da tempo considerata ultima data buona per poter arrivare – pur con tutte le incertezze del caso – alla meta. Perché se è vero che formalmente c’è tempo fino al 31 dicembre, la finestra in cui l’operatività del mercato è tale da poter lavorare su un’operazione simile si chiude il 22, al massimo il 23 dicembre. Cioè, appunto, giovedì prossimo.
Certo è che per provare a raccogliere il più possibile dai detentori di bond subordinati, la banca ha deciso di alzare l’importo massimo recuperabile tramite il liability management excercise: nel “bouquet” dei titoli oggetto di conversione in nuove azioni del Monte ci sarà anche il Fresh 2008, un bond da 220 milioni di euro circa oggi in larga parte in mano a un gruppo di hedge fund riconducibili al fondo Attestor. Inizialmente esclusa dall’offerta per alcune divergenze con i fondi sul prezzo della conversione, il Fresh porta così a 4,511 miliardi l’importo massimo convertibile dai precedenti 4,29 miliardi.
L’attenzione ovviamente è rivolta in particolare ai piccoli risparmiatori detentori del bond subordinato con scadenza maggio 2018, da 2,1 miliardi circa: 40mila persone che dovranno scegliere tra la conversione volontaria, a premio rispetto alle quotazioni attuali, e il rischio di una conversione forzosa in azioni, qualora l’aumento non andasse a buon fine, ma con un possibile ristoro da parte dello Stato.
Una volta definito l’ammontare del capitale derivante dalla conversione (che già contempla 1 miliardo derivante dalla conversione degli istituzionali finita il 2 dicembre), ci sarà anche più chiarezza sulla dimensione del fabbisogno di capitale fresco da recuperare direttamente sul mercato. Un ruolo, secondo lo schema iniziale, dovrebbe averlo il fondo del Qatar, che dovrebbe fornire fino a un miliardo di euro, ma c’è scetticismo sulla reale disponibilità di Doha a imbarcarsi nel progetto di Siena.
A conferma della volontà di voler tentare fino in fondo la strada dei capitali privati, la banca ieri ha anche definito anche la ripartizione dell’aumento. L’impianto prevede che il 35% della ricapitalizzazione sia destinato al pubblico indistinto in Italia, di cui almeno il 30% in prelazione agli azionisti della banca, mentre il 65% sarà destinato al collocamento istituzionale riservato a investitori qualificati italiani ed esteri. Definito anche il prezzo dell’aumento, che oscillerà tra un massimo di 24,9 euro per azione e un minimo di 1 euro, «per consentire la gestione della prelazione agli azionisti».
Tutti i pezzi del puzzle dovranno andare al loro posto entro Natale. Ma vista la complessità dell’architettura, è chiaro che basterà pochissimo perché il piano A cada a terra. A quel punto per Mps si aprirebbero le porte dell’intervento pubblico.

Luca Davi
Marco Ferrando

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