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Montepaschi Morelli apre alle danze arabe

«Abbiamo avuto precise indicazioni dalla Vigilanza di chiudere l’operazione entro l’anno», ha detto in conferenza stampa dopo l’assemblea di giovedì 24 l’amministratore delegato di Mps, Marco Morelli. È una delle novità contenute nell’autorizzazione rilasciata da Bce all’operazione di salvataggio della banca senese, emersa nel corso della lunga giornata che ha approvato l’aumento di capitale da 5 miliardi di euro tra conversione dei bond subordinati, arrivo del socio stabile (anchor Investor) e offerta di azioni sul mercato. Un aumento a sua volta legato al necessario deconsolidamento di tutte le sofferenze (29 miliardi), anch’esso imposto da Francoforte.

Termine perentorioNon ci sono dunque possibilità di sforare il 31 dicembre: se per qualsiasi motivo l’aumento (inscindibile, cioè da fare tutto in una volta) non potrà andare in porto, si dovranno trovare altre soluzioni, inevitabilmente pubbliche – come una garanzia pubblica sull’aumento o la conversione forzosa dei bond – che comporteranno il sacrificio degli obbligazionisti subordinati oltre che degli attuali azionisti, già ora quasi azzerati con l’aumento e ristorati solo con la junior notes della cartolarizzazione delle sofferenze e con un semplice diritto di prelazione sulla sottoscrizione delle nuove azioni. «Ma il bail in è una strada che a Siena non vogliamo neanche considerare», ha detto Morelli, anche perché i segnali che arrivano dagli investitori istituzionali sondati in tutto il mondo, oltre 250, sono positivi.

ArriviIn particolare, come spiegano fonti al lavoro sul dossier, tutto o quasi è pronto per l’ingresso del Qatar in Mps con una quota del 20% circa, pari a 1 miliardo di euro. Il fondo sovrano di Doha, Qia, da tempo è in contatto con Mps e con le banche d’affari che assistono Siena, Jp Morgan e Mediobanca, e studia il dossier con l’ausilio di Rothschild e dei revisori di Pwc. Con i loro advisor i qatarini hanno fatto una due diligence molto approfondita su Mps, anche sulla parte industriale, secondo l’approccio tipico di un private equity . E avrebbero anche chiesto alcuni innesti nella governance , sia pure in tono soft . Ora, dopo tanti incontri in queste settimane, anche direttamente con Morelli, la partita dovrebbe essere alle battute finali: le parti si sono scambiate alcune lettere e starebbe circolando una bozza di commitment che, se gli arabi scioglieranno la riserva, potrebbe essere annunciato forse già questa settimana. Sarebbe un elemento importante per il successo dell’intera operazione e potrebbe convincere anche i titolari di bond subordinati a scambiare almeno parte dei 4,3 miliardi di euro di titoli in azioni, a cominciare dalle Generali che da sole hanno 400 milioni di bond. C’è tempo da oggi fino a venerdì 2 per aderire all’offerta, che riconosce un premio del 25-35% sul valore attuale dei bond.

Perché il Qatar ha scelto di puntare su Siena? Certamente dare una mano all’Italia a salvare una banca sistemica fa guadagnare crediti sotto il profilo relazionale, quanto mai utili considerate le tante attività del Paese arabo in Italia. Ma a Doha hanno anche fatto bene i conti.

RapportiPost aumento, Mps varrà circa lo 0,55% del suo patrimonio, dunque più degli altri istituti, ma è anche vero che si porta in pancia circa 2 miliardi di «dote fiscale» (Dta) legate alle perdite sulle sofferenze, che fanno ridurre quel multiplo a circa 0,45.

CopertureInoltre la banca ha già una copertura molto alta dei deteriorati, così che quella parte di crediti che torneranno in bonis sarà in grado di compensare quelli che passeranno a sofferenza. Grazie a questi automatismi Mps punta a fare 1-1,1 miliardi di euro di utili l’anno. Il Qatar ha annusato questa possibilità di guadagni e la starebbe seriamente valutando. Inoltre, dei 7-8 fondi ammessi alla data room (si è parlato di Soros e Paulson) due o tre potrebbero decidere di investire 100-200 milioni a testa, anche convertendo i bond subordinati che hanno comprato già diverse settimane fa. Questi investitori potrebbero palesarsi all’avvio dell’aumento di capitale, il 7-8 dicembre. E qualcuno potrebbe anche realizzare un co-investimento con il Qatar. Neanche l’esito del referendum in sé appare più un problema sui mercati. Molti investitori avrebbero già scontato nelle valutazioni – e la Borsa nei prezzi delle banche – la vittoria del «no». La vera incognita sarà la magnitudo dell’eventuale sconfitta di Renzi, se dovesse perdere con il 48% o con il 35% dei voti. Solo nel secondo caso ci si attende una vera crisi di governo, di fronte alla quale gli investitori potrebbero ritirarsi dagli impegni su Siena. Il salvataggio di Mps tornerebbe così al punto di partenza, con pochissimi giorni a disposizione per trovare 5 miliardi di euro, da qualche altra parte .

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