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Montepaschi, l’inchiesta arriva a Milano

C’è un nuovo filone d’indagine nella infinita storia del Montepaschi. È l’inchiesta per aggiotaggio che vede indagato il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti. Il fascicolo è stato avviato dalla procura di Siena e da poco è stato trasferito per competenza territoriale, con un’informativa conclusiva del nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, ai pm di Milano Stefano Civardi, Mauro Clerici e Giordano Baggio, già destinatari di diversi filoni d’inchiesta su Mps, compreso quello chiuso di recente sul derivato «Alexandria». 
L’ipotesi è che Guzzetti avrebbe rivelato a un giornale il prezzo di 14 centesimi al quale a dicembre 2013 la fondazione Mps avrebbe accettato di vendere le azioni Mps a una cordata di fondazioni e investitori privati messa in piedi da Guzzetti, nell’ambito di un’operazione di sistema auspicata dall’allora ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Operazione che però non venne portata a termine e che la fondazione smentiva. Guzzetti non ha ancora ricevuto l’avviso di garanzia ma ha già fatto sapere che si difenderà: «Mi ero attivato per aiutare la fondazione, non per danneggiarla».
L’inchiesta prende le mosse da un esposto dell’allora presidente della Fondazione Mps, Antonella Mansi, per insider trading e manipolazione del mercato tra ottobre e dicembre 2013. Era un periodo cruciale: la fondazione doveva onorare 350 milioni di debiti e poteva farlo solo vendendo il suo 33,5% di Mps, tutto in pegno alle banche. Essendo pendente l’aumento di capitale da 3 miliardi di euro che i vertici della banca Alessandro Profumo e Fabrizio Viola volevano a tutti i costi far approvare a dicembre, a Mansi restavano poche settimane: senza soldi non avrebbe potuto sottoscrivere e la fondazione sarebbe stata spazzata via. Ma c’era un’altra difficoltà: sul mercato era noto che se il titolo Mps fosse sceso a 12 centesimi, le banche creditrici sarebbero entrate in possesso delle azioni della fondazione. Per questo l’ente di Palazzo Sansedoni decise che all’assemblea di Mps del 28 dicembre avrebbe votato contro l’aumento a gennaio: uno scontro senza precedenti fra la banca e il suo primo azionista. Profumo infatti continuava a ripetere che non si poteva slittare a maggio — questa era invece la proposta della Mansi, poi approvata — per la grande incertezza sulle condizioni future del mercato.
Fu in questo contesto di estrema tensione che a dicembre maturò l’ipotesi di un acquisto delle azioni da parte delle Fondazioni, a cominciare da Cariplo, Cariverona e Compagnia di San Paolo, una sorta di soluzione di sistema per aiutare l’ente senese a non morire consentendo però allo stesso tempo al Montepaschi di portare a termine l’aumento di capitale a gennaio. Il nodo restava il prezzo: per non perderci, Siena doveva vendere a 24 centesimi, molto lontano dai prezzi di borsa di 15-17 centesimi. Il 23 dicembre venne fuori l’articolo che rivelava la presunta offerta bis da parte della cordata Guzzetti cui Mansi avrebbe chiesto 14 centesimi anziché i 12 proposti inizialmente. Un’indiscrezione «smentita categoricamente» dalla Fondazione quello stesso giorno. Ma nel frattempo il titolo saliva e precipitava, come sulle montagne russe. Mansi a metà gennaio 2014 salirà al terzo piano del palazzo di giustizia di Siena per essere sentita per 4 ore dai pm Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso. La Fondazione venderà poi a marzo ai fondi esteri Fintech Advisory e Btg Pactual a 0,2375 euro per azione .

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