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Montepaschi, ipotesi fusione Siena cerca 2,1 miliardi

Ora Siena potrebbe davvero essere prossima a una fusione con un altro istituto italiano, come per esempio Ubi, o estero, come Bnp Paribas, o a uno spezzatino. Per il vicedirettore generale di Bankitalia, Fabio Panetta, «un’eventuale operazione di concentrazione che coinvolgesse Mps» troverebbe Via Nazionale «estremamente felice, se fosse in grado di rilanciare l’offerta di credito e rafforzare la solidità della banca».
La moral suasion spinge in quella direzione anche se il ceo di Mps, Fabrizio Viola, ha detto che la banca «valuterà le opzioni strategiche a disposizione» con l’assistenza di Ubs e Citi. Per trovare i 2,1 miliardi mancanti si può ricorrere anche a cessioni di asset e a un bond convertibile, che «ha un costo elevato ma più basso di un eventuale aumento di capitale». Proprio la Fondazione Mps, ora al 2,5%, ha ribadito che l’investimento è «strategico» e che ha «fiducia» nel management. Non ci saranno conseguenze sulla gestione, ha detto Viola. Ma i sindacati sono preoccupati: la Fabi, con Lando Maria Sileoni, ha chiesto subito il rinnovo del contratto nazionale.
A incidere sul risultato, ha spiegato Mps, sono state «modalità di svolgimento» e «assunzioni» dello stress test, «che peraltro si discostano in misura significativa» da quelle della Commissione Ue «nel valutare il piano di ristrutturazione approvato» a novembre e di cui «non si è tenuto conto». Bce non ha considerato che Mps «potrebbe non rimborsare 750 milioni di Monti bond residui»; che si è basta sui ricavi da interessi e non sulle commissioni, che invece sono il nuovo modello di business; e non ha tenuto conto del miglioramento dei crediti deteriorati. «È stata messa a correre i 100 metri mentre è in convalescenza e ha sofferto», ha detto Panetta.
Mps aveva superato invece l’esame degli attivi nonostante 2,8 miliardi tra maggiori svalutazioni e accantonamenti sui crediti corporate. Solo quest’anno per esempio Mps ha dovuto affrontare come creditore le crisi di Alitalia, Sorgenia e Ntv. Ma hanno pesato ancora i crediti ex Antonveneta e il «basso livello degli standard di erogazione del credito verso parti correlate e il territorio di riferimento».

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