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Montepaschi disinnesca la mina derivati

«Errori». Il consiglio del Monte dei Paschi usa un termine molto netto per descrivere le pratiche della gestione legata a Mussari, Vigni e Baldassarri. E cerca di voltare pagina relegando i tre «errori» costituiti da Santorini, Alexandria e Nota Italia nel bilancio 2012, dove avranno un impatto negativo residuo di 730 milioni, «al lordo dell’eventuale effetto fiscale ». A conti fatti, insomma, dovrebbero bastare, a coprire questa tegola, i 500 milioni eccedenti di prestito Monti bond richiesti a fine novembre. L’ammontare totale dell’emissione pubblica é di 3,9 miliardi, e a riguardo ieri il cda ha dato mandato al management «di determinarne la data di emissione» (entro febbraio) e di autorizzare il pagamento anticipato, secondo tempistica da concordare con il Tesoro, dei 171 milioni di interessi maturati sul 2012 per i cosiddetti “Tremonti Bond” giá in essere; interessi che saranno pagati emettendo ulteriori Monti bond.
Il cda «dopo approfondite analisi, svolte con il supporto dei propri consulenti» (tra questi Kpmg ed Eidos), «ha accertato la presenza di errori nella rappresentazione contabile delle operazioni strutturate denominate Alexandria, Santorini e Nota Italia, poste in essere in esercizi precedenti». Il primo strutturato, contratto con Nomura, al 31 dicembre 2012 peserá per 305 milioni di euro, mentre il secondo che ha per controparte Deutsche Bank avrà un impatto di 273 milioni, mentre il terzo derivato targato Jp Morgan costerà 151,76 milioni. Nei primi due casi si puntava a spostare in là nel tempo — su orizzonte trentennale — perdite passate. Pertanto, lo smontaggio degli strutturati tramite operazioni di segno uguale e contrario fa emergere le perdite ora, mentre allevierà quelle del medio lungo termine. Con le svalutazioni già fatte nel corso del 2012 le perdite complessive di quei derivati salgono a 2 miliardi Diverso il discorso per Nota Italia, revisionata «nel contesto di una revisione del portafoglio finanza che ha riguardato anche altre operazioni (fra cui “Patagonia”), rispetto alle quali peraltro non sono stati rilevati profili analoghi a quelli sopra evidenziati». Nel caso dei Btp su cui Mps ha montato derivati tramite Jp Morgan «l’errore individuato, che alla data di insorgenza era di ammontare trascurabile, è invece riconducibile ad una imprecisa comprensione delle caratteristiche contrattuali dello strumento finanziario che ha comportato l’applicazione di una non corretta metodologia di determinazione del fair value del medesimo». La banca aggiunge che, il 23 gennaio 2013, ha già smantellato i derivati sovrastanti Nota Italia, «a fronte di un corrispettivo pari a 139 milioni». E che questo «ha determinato un netto miglioramento del profilo di rischio dell’operazione».
«La banca non ha problemi di liquidità — ha detto poi l’ad Fabrizio Viola — Abbiamo lavorato bene e fatto chiarezza». Il manager, riferendosi al sequestro probatorio di 40 milioni di capitali scudati deciso dalla magistratura senese inquirente sul caso Mps, ha aggiunto: «Andremo a riprenderci fino all’ultimo euro e se possibile anche di più. La banca è stata danneggiata». Stamattina Viola illustrerà i dettagli dell’operazione pulizia in una conference call con il direttore finanziario, Bernardo Mingrone.

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