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Montepaschi apre la porta a nuovi soci

Con il voto favorevole della Fondazione Monte dei Paschi, l’assemblea straordinaria di Banca Mps ha approvato a larghissima maggioranza (98% dei presenti) la cancellazione del limite al possesso azionario, che finora aveva riguardato nella misura del 4% tutti i soci escluso l’Ente di Palazzo Sansedoni.
La modifica dell’articolo 9 dello statuto, ultimo baluardo formale a tutela della “senesità” della banca, è avvenuta in un clima di confronto civile, anche se con punte polemiche. In città sono comparsi murales d’accusa («Golpe sotto l’ombrellone»); davanti all’auditorium dell’assemblea c’era un presidio di protesta organizzato dalla Fisac-Cgil; e alcuni piccoli azionisti hanno adombrato il rischio di possibili “scippi” da parte di qualche magnate arabo o russo (Corradi), invitando a riflettere bene prima di tagliare l’ultimo legame col territorio (Semplici), o addirittura chiedendo di rinviare l’ordine del giorno (Falaschi).
Gabriello Mancini, numero uno della Fondazione nel cui portafoglio è ancora custodito il 33,5% di Banca Mps, ha parlato di «scelta indifferibile e inevitabile», e ha difeso dall’attacco di alcuni azionisti la legittimità del suo mandato, in scadenza il prossimo 3 agosto, e la bontà della delega ricevuta dalla deputazione amministratrice per togliere il vincolo del 4% dallo statuto della banca, citando anche il parere legale di Angelo Benessia al riguardo. Mancini, apparso molto determinato, ha quindi difeso l’operato della Fondazione, a suo dire «ingannata dai vecchi vertici della banca» (vedere altro servizio).
Il quadro della situazione disegnato dal presidente del gruppo di Rocca Salimbeni, Alessandro Profumo, non lascia spazio a interpretazioni: «Questo consiglio d’amministrazione vuole mantenere la banca a Siena, ma per farlo occorre restare indipendenti e dunque avere una base di capitale adeguata, che oggi c’è grazie agli aiuti pubblici», ha detto riferendosi ai 4 miliardi di Monti bond sottoscritti dallo Stato italiano. «Se non saremo in grado di restituire il finanziamento e pagare gli interessi relativi, il Monte verrà nazionalizzato – ha aggiunto -. In questo caso, la prospettiva sarebbe la vendita e uno smembramento: la banca, insomma, scomparirebbe».
L’unica strada è quella del rilancio operativo, su cui l’amministratore delegato Fabrizio Viola ha ricordato i progressi compiuti («Spero che l’analisi del piano di ristrutturazione da parte della Commissione europea non prenda tempi lunghi e contiamo di completare entro l’anno la cessione del back office, su cui già in agosto potremo annunciare novità»), oltre all’individuazione di nuovi investitori da far entrare nell’azionariato, sia in occasione dell’aumento di capitale da un miliardo previsto nel 2014, sia attraverso l’annunciata vendita di un ulteriore pacchetto di titoli da parte della Fondazione Mps.
«Sono operazioni che vanno fatte con intelligenza e coordinamento», è la sottolineatura di Profumo, che in assemblea ha voluto ricordare la collaborazione e il «rapporto responsabile e trasparente, nel rispetto dei rispettivi ruoli», instaurato con Mancini negli ultimi 15 mesi. «Nuovi azionisti all’orizzonte, per ora, non ce ne sono – ha commentato il presidente di banca Mps – anche perchè prima dobbiamo creare le condizioni per essere attrattivi».
La cancellazione del tetto al diritto di voto va in questa direzione. È stato introdotto anche il limite di età per i consiglieri (75 anni, 70 per il presidente, 67 per l’ad) e al numero di mandati per gli amministratori (non più di due). In sede ordinaria, l’assemblea ha poi deciso la revoca del consigliere Michele Briamonte, attualmente sospeso.

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