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Montepaschi, Amco in campo sui deteriorati

Sono giorni cruciali per il buon esito dell’operazione UniCredit-Mps. Si capirà a breve, realisticamente entro la prossima settimana – che si profila decisiva -, se la banca guidata da Andrea Orcel avrà trovato la quadra di massima con la controparte, il Tesoro, che controlla il 64% di Siena, per l’acquisizione di un perimetro di attività senesi.

Di certo, tra i tavoli in cui si discute maggiormente in queste ore c’è quello relativo ai crediti deteriorati di Mps, asset di cui UniCredit non intende farsi carico e che, di conseguenza, sarebbero destinati a finire nelle mani di Amco, la controllata del Tesoro dedicata alla gestione e al recupero degli Npe. Dopo settimane di approfondimenti e rilievi tecnici, nelle ultime ore si starebbe iniziando a delineare anche una cifra di massima, che a quanto risulta al Sole 24Ore, si attesterebbe nell’intorno degli 8 miliardi di euro circa. Il valore, va detto, è ancora preliminare e passibile di correzioni al rialzo o al ribasso, perché le analisi e i confronti sono ancora in corso, ma al momento questo sarebbe il numero in discussione.

La cifra è frutto della somma dei circa 4,2 miliardi di euro circa di non performing exposure di Mps (di cui 1,6 di sofferenze e 2,5 miliardi di incagli) e di un pacchetto di circa 4 miliardi di cosiddetti crediti in “stage 2”: di fatto si tratta di crediti formalmente ancora in bonis ma i cui segnali di criticità lasciano intravedere un rischio di prossimo deterioramento. Sui libri di Mps ci sono circa 15,2 miliardi di questa tipologia di crediti, ma statisticamente solo una porzione minoritaria di essi – tradizionalmente il 10% circa – rischiano effettivamente l’ingresso a deterioramento. Mps conta inoltre 65 miliardi di euro di crediti in bonis (stage 1) che una volta realizzata la fusione passerebbero direttamente sul bilancio di UniCredit, ad eccezione degli attivi da “girare” a Mcc, che da ieri è ufficialmente in data room, come anticipato da Sole 24Ore sabato 28.

È dunque soprattutto sulla porzione di crediti “critici” stage 2 che si sta concentrando l’attività degli attori al tavolo – UniCredit e Amco -, che a quanto risulta starebbero lavorando in un clima costruttivo e cautamente positivo. L’ipotesi che si sta cercando di esplorare è quella di “neutralizzare” i rischi di deterioramento di questi prestiti, lasciando però d’altra parte aperta la porta a una loro “rivitalizzazione”, anche perché, come detto, si parla di rapporti con clienti “vivi”, che quindi rappresentano un’occasione di business potenziale per la banca.

Da qui le possibili soluzioni, che vanno dalla semplice cessione del portafoglio da Mps ad Amco a una formula che permetta di “proteggere” i crediti dal deterioramento tramite una cartolarizzazione “sintetica”: ciò permetterebbe a UniCredit di tenere sui propri libri contabili i crediti a fronte del pagamento di una commissione annua. In caso di deterioramento del credito scatterebbe la cessione ad Amco, con eventuale recupero delle commissioni pagate in precedenza. «È stata predisposta una data room focalizzata sugli aspetti inerenti ai crediti deteriorati e crediti classificati come Stage 2, cui ha avuto accesso Amco», spiegava ieri Mps confermando l’attenzione sul caso specifico. Di certo l’operazione di cessione dovrà essere fatta a condizione di mercato, perchè così pretende Bruxelles.

Crediti a parte, sono ancora molti i nodi da sciogliere, dagli esuberi di Mps ai rischi legali di Siena (che dovrebbero essere segregati e lasciati nella bad bank). Tutto dovrà essere quanto meno finalizzato nelle linee di massima in questi giorni. Se ci sarà il disco verde da ambo le parti, si aprirà realisticamente una proroga della due diligence, così da costruire nel dettaglio l’operazione vera e propria, che dovrà vedere la luce entro l’anno con il via libera dei Cda.

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