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A Montebelluna il «giallo» dei conti

«Nessuno ci obbligava ad approvarli ieri, come hanno deciso di fare a Popolare di Vicenza». Così rispondeva ieri sera Massimo Lanza, presidente di Veneto Banca, a chi gli chiedeva per quale motivo il cda non avesse messo ai voti – oltre al risultato dell’offerta transattiva – anche il consuntivo 2016. Formalmente non fa una grinza. Ma dopo mesi di cammino in parallelo, per accelerare i tempi di una possibile integrazione, è un fatto che ieri Montebelluna abbia preferito smarcarsi dai cugini di Vicenza.
Perché? Da ieri se lo domandano in molti. Pure dalle parti di Atlante, dove nel corso delle ultime settimane si è fatto il possibile per allineare le sorti delle due controllate, agevolando peraltro il compito del negoziatore unico con la Bce, Fabrizio Viola. Certo, sul tavolo c’era un’operazione complessa come la contabilizzazione dei risultati dell’offerta transattiva, chiusa proprio in contemporanea con la riunione del consiglio. Un buon motivo, dunque, per prendere tempo. Ma c’è anche chi ritiene, maliziosamente, che si sia preferito mandare avanti Vicenza, visto che il percorso di salvataggio è solo all’inizio e non privo di insidie. Peraltro, la decisione di ieri sembra essere stata assunta senza particolari patemi: la riunione del board, iniziata alle 8,30, ieri si è chiusa a fine mattinata.
Sta di fatto che ora i conti di Vicenza si conoscono e quelli di Veneto Banca no, anche se le stime prevedono un rosso di circa un miliardo. A Montebelluna non è ancora fissato un nuovo consiglio, ma il giorno buono potrebbe essere martedì 4, d’altronde c’è ancora tempo tutta la settimana prossima per rispettare il termine di legge e di statuto che fissa al 30 aprile l’approvazione dei conti da parte dell’assemblea.
Tornando all’offerta transattiva, hanno aderito 54.359 azionisti (il 73% circa del totale), portatori del 67,6% delle azioni comprese nel perimetro. L’accettazione sarà decisa dal cda l’11 aprile, due giorni prima di Popolare Vicenza. Sempre ieri, il cda ha deliberato «di individuare i propri advisor al fine di determinare senza indugio le modalità attraverso cui consentire a Bim di proseguire il proprio percorso di sviluppo in modo autonomo dal Gruppo, realizzando una operazione di valorizzazione della partecipazione, nell’ottica del deconsolidamento, finalizzata a salvaguardare tanto il patrimonio della Banca quanto quello di tutti gli altri azionisti e stakeholders, inclusi i dipendenti», si legge in una nota.

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