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Monte Paschi, «contratto capestro»

SIENA — Quello tra Mps e la banca Nomura sarebbe stato un «contratto capestro», con una palese sproporzione delle prestazioni a vantaggio dell’istituto giapponese, realizzato in conflitto di interessi dagli ex vertici di Mps, Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, a scapito della loro stessa banca. E per di più collegato a un «reato» come la truffa ipotizzata dagli inquirenti. Tale è stata, secondo il Montepaschi, la ristrutturazione del derivato «Alexandria», realizzato con Dresdner Bank nel 2005 e sostituito nel 2009 con titoli di un altro veicolo, chiamato Aphex, così da occultare 220 milioni di perdite e chiudere il bilancio in utile. In cambio Mps acquistò da Nomura 3 miliardi di Btp trentennali fino al 2034 attraverso «pronti contro termine» e avviò uno scambio sui tassi che ha provocato finora 273 milioni di perdite.
È quanto emerge dalla citazione di Mps contro Nomura per 700 milioni di danni, parallela a quello da 500 milioni contro Deutsche Bank per il derivato «Santorini». A sua volta Nomura a Londra ha presentato «una causa di accertamento» della validità del contratto, ma due ore più tardi rispetto a Mps a Firenze: la competenza sarà dunque italiana. Come esempio di sbilanciamento del contratto a favore di Nomura, Mps sottolinea che la cedola tasso fisso del 5% è stata scambiata con un tasso variabile che oggi rende appena lo 0,3%. Inoltre a causa degli obblighi di garanzia, a novembre 2011 con gli spread impazziti, Mps è arrivata a vincolare presso Nomura 2,2 miliardi (su 3 di prestito). A collegare i vari passaggi è il contratto «mandate agreement» del 31 luglio 2009 ritrovato dall’amministratore delegato Fabrizio Viola: un contratto segreto che, legando le due parti dell’operazione, se fosse emerso avrebbe comportato una appostazione in bilancio meno favorevole a Mps. L’operazione insomma non sarebbe affatto quel «regalo» che Nomura faceva a Mps per poter cominciare a lavorare con la terza banca italiana: a spiegarla così ai colleghi, secondo l’ordinanza di custodia cautelare dell’8 marzo del gip di Siena Ugo Bellini, era l’ex capo dell’area Finanza, Gianluca Baldassarri, considerato invece «l’ispiratore dell’operazione» e indagato con Mussari e Vigni per ostacolo alla vigilanza. Baldassarri è in carcere a Firenze dopo essere stato fermato il 14 febbraio dai finanzieri della polizia valutaria guidati dal generale Giuseppe Bottillo.
Proprio perché spalmava negli anni una perdita nascosta, una prima proposta di ristrutturazione nel 2009 venne rifiutata da Jp Morgan. Secondo quanto rivelato ai pm senesi Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso dal top manager di Jp Morgan Alessandro Barnaba, il colosso Usa si ritirò dopo il parere negativo dell’ufficio «rischi globali». A realizzare la ristrutturazione fu Nomura, nella quale era arrivato Raffaele Ricci, che nel 2005 in Dresdner aveva trattato l’affare Mps-Alexandria.
Intanto, proseguono gli interrogatori di dipendenti di Mps sul suicidio del capo della comunicazione, David Rossi, la Fondazione Mps ha venduto lo 0,77% della banca incassando oltre 20 milioni come liquidità. L’ente ha adesso il 34,17% circa dell’istituto.

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